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Israele e Palestina.

Otto moduli con lezioni e quiz progressivi: dalle origini del sionismo alla Nakba, da Oslo al 7 ottobre, dalla geopolitica regionale agli attori internazionali. Un conflitto che non si capisce senza storia. Supera ogni quiz per sbloccare il modulo successivo — i progressi restano salvati su questo dispositivo.

Avanzamento percorso0 / 9 moduli
Percorso costruito su Pappè — Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina, su Limes 6/2025 e Limes 9/2025 e sul Manuale ECCOCI! n.2 — Il 2025 e la Geopolitica. Ogni modulo indica le fonti di riferimento. Servono almeno 2/3 risposte corrette per completare ogni modulo e sbloccare il successivo. Moduli 0 e 8 sono di riflessione, senza quiz.
0IngaggioPre-percorso

«Non voglio parlare di Israele e Palestina» — ma il conflitto ti interpella lo stesso.

Prima di cominciare, fermati. Le righe qui sotto restano sul tuo dispositivo: nessuno le legge al posto tuo. Servono a te, per vedere alla fine cosa è cambiato.

1Le origini: sionismo e Palestina ottomana2 h

Non si capisce il conflitto senza sapere cosa era la Palestina nel 1882 e cosa proponeva Herzl nel 1896.

Herzl e la nascita del sionismo politico

Nel 1896 Theodor Herzl pubblica Lo Stato ebraico: risposta alla persecuzione antisemita europea, propone la creazione di uno Stato nazionale ebraico. La Palestina non era l'unica opzione considerata — l'Uganda fu proposta alternativa al Congresso sionista. Il sionismo nasce come movimento politico moderno, non come movimento religioso: l'obiettivo era la sicurezza collettiva del popolo ebraico attraverso la sovranità statale.

La Palestina ottomana: una società mista

La Palestina alla fine del XIX secolo era una provincia dell'Impero ottomano con una popolazione mista: maggioranza araba (musulmana e cristiana) e una minoranza ebraica. Le città di Gerusalemme, Hebron, Safed, Tiberiade avevano comunità ebraiche storiche. Non era una terra vuota: era una società agricola strutturata con villaggi, clan e reti commerciali.

Le ondate migratorie: le aliyot (1882–1939)

L'immigrazione ebraica si svolge in ondate successive chiamate aliyot (ascese, in ebraico). La prima aliyah (1882–1903) porta circa 25.000 ebrei dall'Europa orientale. Le successive crescono: la quinta aliyah (1929–1939) è accelerata dalla persecuzione nazista. Ogni ondata cambia il rapporto demografico nella regione e crea tensioni con la popolazione araba locale.

La Dichiarazione Balfour 1917

Il 2 novembre 1917 il governo britannico dichiara il proprio sostegno a «un focolare nazionale per il popolo ebraico» in Palestina. La clausola esplicita: «nulla deve essere fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti». La dichiarazione crea un'ambiguità strutturale: promette un focolare ebraico senza definire i confini, e non prevede uno Stato palestinese.

Il mandato britannico: promesse contraddittorie

Dopo la Prima guerra mondiale la Palestina passa all'amministrazione britannica (Mandato della Società delle Nazioni). I britannici avevano già promesso agli arabi l'indipendenza con l'accordo Hussein-McMahon 1915. Tenere fede contemporaneamente alle promesse fatte agli arabi e alla Dichiarazione Balfour era impossibile: la contraddizione diventa strutturale dell'intero periodo mandatario.

Da ricordare
  • Herzl 1896: il sionismo è risposta laica all'antisemitismo europeo — uno Stato, non un ritorno religioso.
  • Palestina ottomana: società mista, non terra vuota — maggioranza araba con minoranza ebraica storica.
  • Aliyot 1882–1939: cinque ondate migratorie che cambiano il rapporto demografico.
  • Balfour 1917: sostegno al focolare ebraico con clausola sui diritti arabi — ambiguità mai risolta.
  • Contraddizione britannica: promessa indipendenza araba (1915) + focolare ebraico (1917) sullo stesso territorio.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa era il sionismo originario di Herzl?

Il sionismo di Herzl è movimento politico moderno: l'obiettivo era uno Stato sicuro per gli ebrei europei perseguitati, non un ritorno religioso. La Palestina era una possibilità, non l'unica — l'Uganda fu seriamente discussa come alternativa al Congresso sionista del 1903.

Cosa prevedeva la Dichiarazione Balfour 1917?

Balfour promette un focolare, non uno Stato, e aggiunge esplicitamente la clausola sui diritti arabi. Questa ambiguità è strutturale: i britannici non definiscono i confini né il rapporto tra focolare ebraico e popolazione araba esistente.

Perché le promesse britanniche erano contraddittorie?

La contraddizione è geografica e politica: lo stesso territorio è oggetto di due promesse incompatibili. L'accordo Hussein-McMahon (1915) promette indipendenza araba dopo la guerra; Balfour (1917) promette un focolare ebraico. I britannici non dichiarano mai di aver revocato la prima promessa.
🔒 Completa il modulo 0 prima di rispondere al quiz.
21948: la Nakba2 h

Il 1948 è l'anno fondativo di Israele e la «catastrofe» palestinese: capire cosa è successo è il nodo del conflitto.

Il piano di partizione ONU 1947

Nel novembre 1947 l'Assemblea Generale ONU approva la risoluzione 181: dividere la Palestina mandataria in uno Stato ebraico (56% del territorio) e uno Stato arabo (44%), con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. Gli ebrei accettano; gli arabi palestinesi e i paesi arabi rifiutano. La guerra civile inizia subito, prima ancora della fine del mandato britannico.

Il Piano Dalet e la Nakba

Ilan Pappè documenta, usando documenti dell'archivio militare israeliano, il Piano Dalet (marzo 1948): piano dell'Haganah per svuotare sistematicamente i villaggi palestinesi nelle aree destinate allo Stato ebraico. La Nakba (catastrofe, in arabo) è l'espulsione di circa 750.000 palestinesi tra il 1947 e il 1949. Pappè argomenta che non fu una fuga spontanea determinata dalla guerra, ma un piano sistematico di pulizia etnica.

La fondazione di Israele: 14 maggio 1948

Il 14 maggio 1948, mentre le ultime truppe britanniche si ritirano, David Ben-Gurion proclama lo Stato di Israele. Il giorno dopo i paesi arabi attaccano (guerra arabo-israeliana del 1948). A fine guerra Israele controlla il 78% del territorio della Palestina mandataria (più del 56% previsto dall'ONU). La Cisgiordania passa alla Giordania, Gaza all'Egitto.

Il settler colonialism

Pappè inquadra il progetto sionista nella categoria del settler colonialism: un modello di colonizzazione in cui i coloni non arrivano per sfruttare la popolazione locale ma per sostituirla. Nel colonialismo classico i colonizzatori hanno bisogno della manodopera locale (schiavitù, lavoro coatto). Nel settler colonialism l'obiettivo è il territorio: la popolazione è un ostacolo da rimuovere, non una risorsa da sfruttare. Questa distinzione spiega la logica dell'espulsione.

Da ricordare
  • ONU 1947: partizione 56% Stato ebraico / 44% Stato arabo. Gli arabi rifiutano.
  • Piano Dalet (marzo 1948): documentato da Pappè con archivi israeliani — svuotamento sistematico dei villaggi.
  • Nakba: ~750.000 palestinesi espulsi — non fuga spontanea ma piano strutturato.
  • Israele 14 maggio 1948: controlla il 78% del territorio (vs 56% ONU) a fine guerra.
  • Settler colonialism: obiettivo è il territorio, non la manodopera — la popolazione è ostacolo, non risorsa.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cos’è la Nakba e come la documenta Pappè?

La Nakba (catastrofe) è il cuore del libro di Pappè: ~750.000 palestinesi espulsi. La novità storiografica è l'uso degli archivi militari israeliani per smontare la narrativa della fuga spontanea e documentare il Piano Dalet come piano sistematico.

Cosa è il Piano Dalet?

Il Piano Dalet (marzo 1948) è la prova centrale nel lavoro di Pappè: un documento militare israeliano che specifica quali villaggi svuotare e con quali metodi. Non è una risposta militare tattica: è un progetto di ridisegno demografico del territorio.

Cosa distingue il settler colonialism dal colonialismo classico?

La distinzione è analitica e cruciale: il settler colonialism non ha bisogno della popolazione locale, perché non cerca manodopera. Cerca il territorio. Quindi la logica è quella della sostituzione — e la Nakba è il momento in cui quella logica si manifesta pienamente.
🔒 Supera il quiz del modulo 1 per sbloccare questo.
31948–1993: occupazione e resistenza2 h

Dalla guerra del 1967 agli accordi di Oslo: 45 anni che spiegano perché il conflitto non si è mai risolto.

La guerra del 1967 e l'occupazione

In sei giorni, dal 5 all'11 giugno 1967, Israele sconfigge Egitto, Giordania e Siria e occupa Cisgiordania, Gaza, Sinai e Golan. È una trasformazione strategica: Israele passa da Stato all'interno dei confini del 1948 a potenza regionale che controlla territori tre volte più grandi. La risoluzione ONU 242 (novembre 1967) chiede il ritiro dai territori occupati in cambio di riconoscimento e pace. Israele non si ritira.

La risoluzione ONU 242 e il principio «terra per pace»

La 242 stabilisce il principio «terra per pace»: ritiro dai territori occupati in cambio di riconoscimento della sovranità israeliana. Diventa la base giuridica di riferimento di tutti i successivi negoziati. La sua ambiguità è grammaticale: la versione inglese dice «withdrawal from territories» (senza articolo — ritiro da alcuni territori); la versione francese dice «des territoires» (da tutti i territori). Le due versioni hanno portato a interpretazioni opposte.

L'OLP e Yasser Arafat

L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), fondata nel 1964, diventa sotto la guida di Yasser Arafat la principale voce politica palestinese. Inizialmente usa la lotta armata; negli anni '80 evolve verso posizioni diplomatiche. Nel 1988 l'OLP riconosce Israele e dichiara lo Stato palestinese. È la premessa agli accordi di Oslo.

La prima Intifada 1987–1991

Nel dicembre 1987 scoppia a Gaza una rivolta spontanea che si diffonde rapidamente in tutta la Cisgiordania. La prima Intifada (rivolta, in arabo) è prevalentemente civile: scioperi, blocchi, manifestazioni, lancio di pietre. Rivela che la popolazione civile palestinese può organizzarsi autonomamente e che la risposta militare israeliana non risolve il problema politico. Nasce in questo contesto Hamas (1987), come alternativa islamica all'OLP laica.

Gli accordi di Oslo 1993

Nel settembre 1993, a Washington, Arafat e il primo ministro israeliano Rabin si stringono la mano. Gli accordi di Oslo creano l'Autorità Palestinese come governo autonomo provvisorio e promettono uno Stato palestinese indipendente entro cinque anni. La soluzione definitiva (Gerusalemme, rifugiati, confini) viene rinviata a negoziati successivi. Quei cinque anni non produrranno mai lo Stato promesso.

Da ricordare
  • 1967: Israele occupa Cisgiordania, Gaza, Sinai, Golan. ONU 242 chiede ritiro — mai avvenuto.
  • 242: ambiguità grammaticale (inglese vs francese) usata per interpretazioni opposte sul ritiro.
  • OLP/Arafat: da lotta armata a diplomazia — riconosce Israele nel 1988.
  • Prima Intifada 1987: rivolta civile che nasce Hamas e dimostra i limiti della risposta militare.
  • Oslo 1993: Autorità Palestinese creata, Stato promesso entro 5 anni — mai arrivato.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa cambia con la guerra del 1967?

La guerra del 1967 è la svolta strutturale: Israele triplica il territorio che controlla. L'occupazione di Cisgiordania e Gaza — che dura da allora — diventa il nodo irrisolto attorno a cui ruota tutto il conflitto successivo.

Cosa promettevano gli accordi di Oslo 1993?

Oslo crea l'AP come governo provvisorio e promette uno Stato entro 5 anni. Le questioni decisive — Gerusalemme, rifugiati del 1948, confini definitivi — vengono rinviate. Quel rinvio non è mai stato risolto: lo Stato non è mai arrivato.

Cosa è la prima Intifada?

La prima Intifada è prevalentemente civile: scioperi, blocchi stradali, lancio di pietre. La novità è che nasce spontaneamente senza coordinamento OLP. Dimostra che il conflitto non si esaurisce sul piano militare — e è in questo contesto che nasce Hamas.
🔒 Supera il quiz del modulo 2 per sbloccare questo.
4Oslo e il suo fallimento2 h

Oslo prometteva la pace. Pappè dimostra che ha funzionato come copertura diplomatica per l’espansione delle colonie.

I coloni in Cisgiordania: da 110.000 a 700.000

Al momento della firma degli accordi di Oslo nel 1993, i coloni israeliani in Cisgiordania erano circa 110.000. Oggi sono oltre 700.000. L'aumento è avvenuto durante tutto il periodo del «processo di pace», sotto governi israeliani di destra e di sinistra. Ogni nuovo insediamento riduce il territorio disponibile per un eventuale Stato palestinese e taglia in pezzi la continuità geografica della Cisgiordania.

Oslo come copertura diplomatica

La tesi di Pappè: gli accordi di Oslo non erano un percorso verso la pace ma una copertura diplomatica per continuare l'espansione delle colonie. Mentre i negoziatori discutevano di confini e rifugiati, i bulldozer costruivano nuovi insediamenti. Il «processo di pace» ha prodotto meno terra per lo Stato palestinese — non più.

L'Autorità Palestinese: un'amministrazione senza sovranità

L'AP creata da Oslo ha competenze amministrative sui palestinesi, ma non controlla nulla di ciò che definisce la sovranità reale. Le frontiere (chi entra ed esce) sono controllate da Israele. Le risorse naturali (acqua, gas) sono israeliane. La sicurezza esterna è gestita dall'esercito israeliano. L'AP è un'entità amministrativa in un territorio frammentato, dipendente dall'occupante per la sua stessa sopravvivenza economica.

La frammentazione della Cisgiordania

Oslo divide la Cisgiordania in tre zone: Area A (amministrazione e sicurezza PA, ~18%), Area B (amministrazione PA, sicurezza israeliana, ~22%), Area C (pieno controllo israeliano, ~60%). Le colonie, le strade per le colonie e le zone militari sono in Area C. La continuità geografica necessaria per uno Stato è impossibile in questa struttura.

Da ricordare
  • Coloni 1993: 110.000 → oggi 700.000 — aumento di oltre 6x durante il «processo di pace».
  • Pappè: Oslo è copertura diplomatica per l’espansione coloniale, non percorso verso la pace.
  • AP senza sovranità reale: frontiere, risorse, sicurezza — tutto israeliano.
  • Cisgiordania divisa: Area A (18%) / B (22%) / C (60%) — continuità geografica impossibile.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Come Pappè interpreta gli accordi di Oslo?

Per Pappè la prova del fallimento di Oslo è numerica: 110.000 → 700.000 coloni. Non è possibile costruire uno Stato con meno terra ogni anno. Il «processo di pace» ha funzionato come schermo diplomatico che permetteva l'espansione coloniale senza sanzioni internazionali.

Perché l’Autorità Palestinese è «senza potere reale»?

La sovranità si misura su tre elementi: frontiere, risorse, sicurezza. L'AP non ne controlla nessuno. È un'autorità amministrativa in un territorio frammentato (Area A, 18% della Cisgiordania) che dipende dall'occupante anche per i trasferimenti fiscali.

Quanti coloni vivono oggi in Cisgiordania?

110.000 nel 1993 → oltre 700.000 oggi. L'aumento ha accelerato progressivamente, sotto tutti i governi israeliani. Questo dato solo è sufficiente a capire perché Oslo non ha prodotto la pace: ogni colono in più è terra in meno per lo Stato palestinese.
🔒 Supera il quiz del modulo 3 per sbloccare questo.
5Hamas e Gaza: dal blocco al 7 ottobre2 h

Gaza nel 2023 non è come Gaza nel 1993. Comprendere il blocco è necessario per leggere il 7 ottobre.

La nascita di Hamas 1987

Hamas (Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, Movimento di Resistenza Islamica) nasce nel 1987 all'inizio della prima Intifada come ramificazione della Fratellanza Musulmana palestinese. È alternativa islamica all'OLP laica di Arafat: combina attività sociali (ospedali, scuole, assistenza) con una linea politica che non riconosce Israele.

Le elezioni 2006 e la scissione

Nelle elezioni legislative palestinesi del gennaio 2006 Hamas ottiene il 44% dei voti e la maggioranza dei seggi. La vittoria è riconosciuta internazionalmente dagli osservatori come libera e corretta. L'Occidente (USA, UE) rifiuta di riconoscere il governo Hamas e impone sanzioni all'AP. La crisi produce nel 2007 la scissione: Hamas controlla Gaza, la Fatah di Abbas controlla la Cisgiordania.

Il blocco di Gaza dal 2007

Dal 2007 Israele (con la cooperazione egiziana) impone un blocco totale di Gaza: nessuno entra o esce senza autorizzazione israeliana, import ed export controllati, accesso al mare limitato a 3-6 miglia nautiche. Gaza è un territorio di 365 km² con 2 milioni di abitanti. Il PIL pro capite collassa. La disoccupazione giovanile raggiunge il 60%. Due generazioni di palestinesi crescono senza mai uscire dal territorio.

La formula «non giustifica ma spiega»

Comprendere le cause storiche del 7 ottobre — il blocco, l'occupazione, la mancata prospettiva di uno Stato — non equivale a giustificare l'uccisione di civili. Si possono condannare gli atti e analizzare le cause senza contraddirsi. La formula è lo strumento analitico minimo per non ridurre il 7 ottobre a un fatto inspiegabile o, al contrario, a un atto giustificato dalla storia.

Da ricordare
  • Hamas 1987: nasce con la prima Intifada come alternativa islamica all’OLP — combina servizi sociali e lotta armata.
  • Elezioni 2006: Hamas vince con il 44%. L’Occidente rifiuta il risultato — produce la scissione Gaza/Cisgiordania.
  • Blocco 2007: 365 km², 2 milioni di persone, disoccupazione giovanile 60% — nessun ingresso/uscita senza permesso israeliano.
  • «Non giustifica ma spiega»: condannare gli atti e analizzare le cause non si esclude.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa ha prodotto il blocco di Gaza dal 2007?

Il blocco non ha eliminato Hamas — anzi. Ha creato le condizioni di un territorio dove due generazioni sono cresciute senza prospettiva: 60% di disoccupazione giovanile, PIL collassato, nessun movimento possibile. Le conseguenze politiche e militari erano prevedibili.

Come Hamas è arrivato al potere a Gaza?

Hamas vince le elezioni del 2006 riconosciute dagli osservatori internazionali come libere. Il paradosso: l'Occidente che promuoveva la democrazia nei territori palestinesi ha rifiutato di riconoscere il risultato democratico. Questa contraddizione ha contribuito alla radicalizzazione e alla scissione.

Perché «non giustifica ma spiega» è la formula usata per il 7 ottobre?

La distinzione è analitica: spiegare non è giustificare. Un medico che spiega le cause di una malattia non approva la malattia. Comprendere il blocco e l'occupazione come cause strutturali del 7 ottobre non significa dire che l'attacco fosse legittimo o inevitabile.
🔒 Supera il quiz del modulo 4 per sbloccare questo.
6Il 7 ottobre e la guerra a Gaza2 h

Il 7 ottobre 2023 ha cambiato il Medio Oriente e il diritto internazionale. Leggere i fatti, non solo le narrazioni.

Il 7 ottobre 2023: i fatti

All'alba del 7 ottobre 2023, Hamas lancia un attacco a sorpresa sulle aree israeliane adiacenti a Gaza. I combattenti sfondano la barriera di sicurezza e attaccano kibbutz, comunità agricole e il festival musicale Nova. Muoiono 1.200 persone, in maggioranza civili. Vengono presi 250 ostaggi, portati a Gaza. È il più grave attacco contro ebrei dalla Shoah. I massacri nei kibbutz e al festival Nova includono stupri, esecuzioni e mutilazioni documentate.

La risposta israeliana: la guerra a Gaza

Israele dichiara guerra e lancia un’offensiva aerea e terrestre su Gaza. Gli obiettivi dichiarati: eliminare Hamas e liberare gli ostaggi. Il costo civile palestinese è devastante. Secondo le stime dell'ONU e delle ONG internazionali, entro la metà del 2024 sono morti oltre 40.000 civili palestinesi. Circa 1,9 milioni di persone — l'87% della popolazione di Gaza — sono sfollati. Ospedali, scuole, infrastrutture idriche vengono distrutti.

La Corte Penale Internazionale

Nel maggio 2024 il procuratore della CPI Karim Khan richiede mandati di arresto sia per i leader di Hamas (7 ottobre) che per il primo ministro israeliano Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant (conduzione della guerra). Le accuse a Netanyahu includono: uso della fame come arma di guerra, attacchi deliberati a strutture civili (ospedali), proporzione delle operazioni. A novembre 2024 la CPI emette i mandati.

Il diritto internazionale: proporzionalità e distinzione

Il diritto internazionale umanitario (DIU) stabilisce due principi fondamentali: distinzione (obbligo di distinguere combattenti e civili) e proporzionalità (i danni civili incidentali non devono essere sproporzionati rispetto al vantaggio militare atteso). Il dibattito su Gaza riguarda se le perdite civili (40.000+) siano proporzionate, se le infrastrutture civili (ospedali, scuole) siano state attaccate illegalmente, e se il blocco dei rifornimenti integri il crimine di guerra di uso della fame come arma.

Da ricordare
  • 7 ottobre 2023: 1.200 morti israeliani, 250 ostaggi — il più grave attacco contro ebrei dalla Shoah.
  • Guerra a Gaza: 40.000+ morti civili palestinesi (stime ONU), 1,9 milioni sfollati.
  • CPI: mandati di arresto sia per Hamas che per Netanyahu e Gallant (novembre 2024).
  • DIU: distinzione e proporzionalità — i due principi al centro del dibattito sulla legalità della risposta israeliana.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa è successo il 7 ottobre 2023?

Il 7 ottobre è un attacco a sorpresa di Hamas che sfonda la barriera di sicurezza: 1.200 morti (in maggioranza civili) e 250 ostaggi. I massacri al festival Nova e nei kibbutz sono documentati. È un punto di svolta che ha riconfigurato tutta la politica regionale.

Perché la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto?

La CPI emette mandati su entrambi i lati: Hamas per il 7 ottobre, Netanyahu e Gallant per la conduzione della guerra. Le accuse includono uso della fame come arma, attacchi deliberati a strutture civili, proporzione degli attacchi. È la prima volta che la CPI indaga un alleato occidentale in carica.

Cosa prevede il diritto internazionale umanitario sulla proporzionalità?

Il principio di proporzionalità non dice che le vittime civili devono essere zero: dice che devono essere proporzionate al vantaggio militare. Il dibattito su Gaza è se 40.000+ morti civili siano proporzionati all'obiettivo dichiarato (eliminare Hamas) e se i metodi usati (blocco dei rifornimenti, attacchi a ospedali) siano legali.
🔒 Supera il quiz del modulo 5 per sbloccare questo.
7La geopolitica regionale2 h

Israele-Palestina non è un conflitto locale: è il punto di convergenza di Iran, USA, Russia, Cina e del riequilibrio regionale.

Iran e l'asse della resistenza

L'Iran sostiene una rete di attori non statali che chiama «asse della resistenza»: Hezbollah in Libano (il più potente attore armato non statale del Medio Oriente), Hamas e la Jihad islamica a Gaza, milizie sciite in Iraq e Siria, Houthi in Yemen. Questo asse ha lo scopo di proiettare la potenza iraniana senza un confronto diretto tra stati. Il 7 ottobre ha attivato tutti questi fronti contemporaneamente.

Gli Houthi e il Mar Rosso

Dal novembre 2023 gli Houthi attaccano navi commerciali nel Mar Rosso dichiarando di colpire le navi dirette verso Israele. Il dettaglio cruciale: lasciano passare le navi russe e cinesi. Il blocco del Mar Rosso non è solo solidarietà palestinese: è un'operazione che lega il conflitto di Gaza alla rivalità globale USA-Cina-Russia, usando lo Stretto di Bab el-Mandeb come strumento di pressione.

Gli accordi di Abramo 2020

Nel 2020, mediati dall'amministrazione Trump, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Sudan e il Marocco normalizzano le loro relazioni con Israele. L’Arabia Saudita era il passo successivo — la normalizzazione saudita avrebbe isolato completamente i palestinesi diplomaticamente. Il 7 ottobre ha fatto saltare quell'architettura: l'opinione pubblica araba ha forzato i governi a prendere distanza da Israele.

Gli USA e il supporto militare a Israele

Gli USA sono il principale fornitore di armi a Israele: bombe, razzi, munizioni, difese aeree (Iron Dome). Il sostegno non è mai venuto meno anche dopo i mandati CPI e le critiche per le vittime civili. La tensione interna americana — tra l'ala progressista del Partito Democratico che chiedeva condizionalità sulle armi e l'establishment che le escludeva — ha segnato il dibattito politico USA nel 2024.

I sette fronti di Israele

Dopo il 7 ottobre Israele si trova impegnata contemporaneamente su: Gaza (guerra); Cisgiordania (operazioni militari e coloni); Libano (Hezbollah, guerra da settembre 2024); Siria (attacchi alle infrastrutture iraniane); Iraq (milizie sciite); Yemen (Houthi); pressione sull’Iran (attacchi diretti reciproci per la prima volta in aprile-ottobre 2024). La gestione di sette fronti contemporanei non ha precedenti nella storia israeliana.

Da ricordare
  • Iran: asse della resistenza — Hezbollah, Hamas, Houthi, milizie irachene e siriane.
  • Houthi: attaccano le navi occidentali ma lasciano passare russi e cinesi — il conflitto è legato alla rivalità globale.
  • Accordi di Abramo: normalizzazione senza Palestina — fatta saltare dal 7 ottobre.
  • USA: principale fornitore di armi a Israele, senza condizionalità neanche dopo i mandati CPI.
  • 7 fronti contemporanei: Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Iraq, Yemen, Iran — senza precedenti.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa sono gli accordi di Abramo?

Gli accordi di Abramo (2020) sono la scommessa Trump: normalizzare Israele con il mondo arabo sunnita bypassando la questione palestinese. Il calcolo era che i paesi arabi avessero altri interessi (sicurezza dall'Iran, investimenti USA) più forti della solidarietà palestinese. Il 7 ottobre ha dimostrato che questo calcolo aveva un limite.

Qual è il ruolo degli Houthi nel conflitto?

Gli Houthi sono la prova che Gaza non è un conflitto locale. Attaccano le navi occidentali ma lasciano passare russi e cinesi: usano il Mar Rosso come fronte della rivalità geopolitica globale. L’asse Iran-Houthi trasforma un blocco navale «di solidarietà» in uno strumento della guerra fredda USA-Cina.

Perché il 7 ottobre ha «fatto saltare» gli accordi di Abramo?

Gli accordi di Abramo scommettevano che i governi arabi potessero ignorare l’opinione pubblica interna sulla Palestina. Il 7 ottobre ha dimostrato che c’è un limite a quella scommessa: con le immagini di Gaza, nessun governo arabo può normalizzare pubblicamente con Israele. La normalizzazione saudita è bloccata.
🔒 Supera il quiz del modulo 6 per sbloccare questo.
8Wrapped del percorsoChiusura

L’energia di un percorso svanisce in una settimana se non la fissi da qualche parte.

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Come si eroga questo percorso
Completo

Percorso completo

Moduli 0→8 · ~16 h

Weekend intensivo o 8 settimane (1 modulo a settimana). Per scuole di politica e formazione interna.

Storico

La storia lunga

Moduli 1 + 2 + 3 + 4 · ~7 h

Dalle origini a Oslo: il quadro storico per capire come si è arrivati al 7 ottobre. Per chi vuole le radici senza l’attualità.

Attualità

Dal 7 ottobre in poi

Moduli 5 + 6 + 7 · ~5 h

Hamas, il blocco, il 7 ottobre, la geopolitica regionale. Per chi conosce la storia e vuole il presente.

Tutto il corpus del percorso
Corpus principale
Nota metodologica. Le lezioni sono costruite su Pappè (storico israeliano, storico della Nakba), Limes 6/2025, Limes 9/2025 e il Manuale ECCOCI! n.2. Il percorso presenta una prospettiva critica sull’occupazione israeliana senza negare la legittimità di Israele come Stato né giustificare gli atti di Hamas. I dati numerici vanno verificati sulle fonti primarie prima di essere citati in contesti pubblici.