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Economia politica.

Otto moduli con lezioni e quiz progressivi: il realismo capitalista di Fisher, gli squilibri globali e la guerra, l’economia italiana, i dati FMI 2026, e il piano Keynes per un ordine cooperativo. Supera ogni quiz per sbloccare il modulo successivo — i progressi restano salvati su questo dispositivo.

Avanzamento percorso0 / 9 moduli
Percorso costruito su Fisher — Realismo capitalista, Brancaccio — Le condizioni economiche per la pace, Barca — Un paese sprecato e i rapporti FMI 2026 (Fiscal Monitor e World Economic Outlook). Ogni modulo indica la fonte. Servono almeno 2/3 risposte corrette per completare ogni modulo e sbloccare il successivo. Moduli 0 e 8 sono di riflessione, senza quiz.
0IngaggioPre-percorso

«L’economia è roba da tecnici» — e intanto decide della tua vita.

Prima di cominciare, fermati. Le righe qui sotto restano sul tuo dispositivo: nessuno le legge al posto tuo. Servono a te, per vedere alla fine cosa è cambiato.

1Il realismo capitalista1,5 h

«È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.» — Mark Fisher, 2009.

TINA come struttura mentale

Mark Fisher parte da Margaret Thatcher: There Is No Alternative. Il capitalismo non ha bisogno di dimostrare di funzionare — sono le alternative a dover dimostrare di non essere «un altro Venezuela». Il realismo capitalista non è una teoria economica: è la convinzione diffusa che il capitalismo sia l’unico sistema possibile, che qualsiasi alternativa sia utopica o pericolosa.

L’inversione è radicale: l’onere della prova è su chi immagina altro, non su chi difende lo status quo. Il capitalismo ha colonizzato l’immaginario politico in modo così profondo che anche la critica è diventata parte del sistema — merce, estetica, marketing.

Il capitalismo colonizza l’immaginario

Fisher analizza come il capitalismo si riproduce non solo attraverso i rapporti di produzione ma attraverso la cultura: cinema, musica, social media. La ribellione è venduta come prodotto. Il punk diventa moda. Il «resistere» diventa brand. Ogni forma di critica viene assorbita e reimmessa come contenuto di consumo.

Questo meccanismo è più potente di qualsiasi censura: non sopprime l’immaginazione alternativa, la svuota. La rende innocua trasformandola in spettacolo.

Depressione di massa come risposta razionale

Fisher connette la salute mentale al capitalismo realista. La depressione di massa non è un’epidemia di debolezza individuale: è la risposta razionale di individui a cui si chiede performance crescente mentre si riducono i supporti collettivi (welfare, lavoro stabile, reti comunitarie). Privatizzare la risposta al disagio — terapia, farmaci, self-help — evita di politicizzare la causa: il sistema, non l’individuo, produce quella sofferenza.

Da ricordare
  • Realismo capitalista: incapacità di immaginare alternative — non perché il capitalismo sia buono, ma perché lo spazio dell’immaginario è occupato.
  • TINA (Thatcher): struttura mentale che inverte l’onere della prova sulle alternative.
  • Depressione di massa: risposta razionale a sistema che riduce supporti collettivi mentre aumenta le richieste individuali.
  • La cultura come riproduzione del sistema: la ribellione diventa prodotto.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cosa intende Fisher con «realismo capitalista»?

Il realismo capitalista di Fisher non è un giudizio positivo sul capitalismo: è la diagnosi di uno spazio cognitivo chiuso. Non si tratta di credere che il capitalismo funzioni, ma di non riuscire a immaginare che smetta di esistere.

Cosa significa TINA e perché Fisher la considera pericolosa?

TINA (There Is No Alternative) nasce come slogan di Thatcher ma per Fisher è diventata molto di più: una struttura mentale che rende impensabile anche solo discutere di alternative senza essere immediatamente screditati.

Come Fisher collega la depressione di massa al capitalismo realista?

Fisher rovescia la narrazione del disagio individuale: la depressione di massa è un fenomeno politico, non psicologico. Chiamarla «problema individuale» è la mossa ideologica che protegge il sistema dalla critica.
🔒 Completa il modulo 0 prima di rispondere al quiz.
2Plusvalore, accumulazione e crisi2 h

Marx come strumento analitico, non come dogma: capire la logica dell’accumulazione per leggere i dati di oggi.

Il plusvalore

Al centro dell’analisi marxiana c’è il plusvalore: il valore prodotto dal lavoratore oltre quello necessario a coprire il suo salario. Se in 4 ore di lavoro il lavoratore produce quanto basta a ripagare il suo salario, ma la giornata è di 8 ore, le altre 4 ore producono valore che va al capitalista. Non è un furto morale: è la logica strutturale del rapporto salariale. Il capitale si riproduce estraendo questo surplus.

La concentrazione del capitale

Marx prevedeva che la concorrenza avrebbe progressivamente concentrato il capitale in mani sempre più ristrette: le imprese maggiori avrebbero eliminato le minori, i monopoli avrebbero sostituito i mercati. I dati confermano: negli USA lo 0,3% degli azionisti controlla l’80% del capitale finanziario. In Germania il 2%, in Italia il 3%, in Cina il 4%. La concorrenza globale ha selezionato esattamente come Marx aveva previsto.

Le crisi strutturali

Per Marx le crisi non sono incidenti o errori: sono la logica del sistema che funziona. Tre meccanismi di crisi:

  • Sovrapproduzione: il sistema produce più di quanto i lavoratori (con i loro salari) possano comprare. Le merci restano invendute, gli investimenti si contraggono.
  • Caduta tendenziale del saggio di profitto: man mano che si sostituisce lavoro con macchine, la fonte del plusvalore si riduce. I profitti tendono a scendere nel lungo periodo.
  • Crisi finanziarie: il capitale che non trova sbocco nel settore produttivo si riversa nella finanza, gonfiando bolle destinate a scoppiare.

La crisi del 2008 è leggibile con tutti e tre questi strumenti: sovrapproduzione immobiliare, finanziarizzazione, scoppio della bolla. Non un errore del sistema — il sistema che funziona.

Da ricordare
  • Plusvalore: valore prodotto oltre il salario — logica strutturale, non giudizio morale.
  • Concentrazione: USA 0,3% azionisti = 80% capitale finanziario — Marx aveva previsto.
  • Crisi strutturali: sovrapproduzione, caduta saggio profitto, bolle finanziarie — non errori, logica del sistema.
  • 2008: lettura marxiana perfettamente applicabile.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cos’è il plusvalore?

Il plusvalore è il nucleo della critica marxiana: non è il capitalista «cattivo» a sottrarre qualcosa, è il rapporto salariale che strutturalmente produce questo risultato. Capirlo cambia la lettura di tutto il resto.

La concentrazione del capitale prevista da Marx è confermata dai dati attuali?

I dati sono inequivoci: 0,3% degli azionisti USA = 80% del capitale. Non è una tendenza marginale. Marx non aveva torto sulla direzione del capitalismo — aveva solo torto sui tempi e sui meccanismi di crisi rivoluzionaria.

Perché Marx considera le crisi strutturali e non accidentali?

Questa è la tesi più radicale di Marx: le crisi non sono anomalie, sono il capitalismo che funziona correttamente. Capirlo sposta il problema: non si tratta di «regolare meglio» il mercato, ma di comprendere la logica strutturale delle crisi.
🔒 Supera il quiz del modulo 1 per sbloccare questo.
3Squilibri globali: debito e guerra2 h

Perché il maggior debitore del mondo riceve più reddito di chi gli presta? E cosa c’entra con le guerre?

Il paradosso del debitore più ricco

Gli USA hanno una posizione netta estera negativa di oltre 18.000 miliardi di dollari: sono il maggior debitore del mondo. Eppure ottengono ogni anno flussi di reddito positivi per circa 130 miliardi. Come è possibile?

La risposta è nella struttura degli asset: gli USA detengono all’estero aziende ad alto rendimento, mentre i creditori stranieri (Cina, paesi del Golfo, Germania) tengono titoli del debito pubblico USA a basso rendimento. Il debito americano è carta che rende poco. Le aziende americane in Cina rendono molto.

La posizione cinese: creditrice ma perdente

La Cina è creditrice netta verso il mondo, ma registra flussi di reddito negativi per circa 140 miliardi l’anno. Tiene titoli USA che rendono poco mentre le aziende straniere in Cina estraggono rendimenti elevati. La via d’uscita logica per la Cina è comprare aziende occidentali redditizie: smettere di tenere carta e acquisire asset reali.

Il friend-shoring e la via militare

La risposta occidentale è il friend-shoring: fare affari solo con i paesi alleati, bloccare le acquisizioni cinesi e russe di aziende strategiche occidentali. L’ordine esecutivo 14017 di Biden (24 febbraio 2021) — revisione delle catene di approvvigionamento verso alleati — sigilla questa strategia. Esattamente un anno prima dell’invasione dell’Ucraina.

Per Brancaccio, il nesso non è casuale: quando la via economica è bloccata, restano le vie militari. Non è una giustificazione dell’invasione — è l’identificazione di una pressione strutturale.

Da ricordare
  • USA: -18.000 miliardi posizione netta ma +130 mld/anno flussi reddito — tiene aziende redditizie, non carta.
  • Cina: creditrice ma -140 mld/anno — tiene titoli USA a basso rendimento.
  • Friend-shoring: blocca la via economica di Cina e Russia → restano le vie militari.
  • EO 14017 (feb 2021) = un anno prima dell’invasione ucraina: pressione strutturale identificabile.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Perché gli USA, nonostante siano il maggior debitore del mondo, ottengono flussi di reddito positivi?

La struttura degli asset è asimmetrica: gli USA «si indebitano» vendendo carta (titoli a basso rendimento) e investono quei soldi in aziende redditizie. Il risultato apparentemente paradossale è perfettamente logico.

Cos’è il friend-shoring e perché Brancaccio ritiene crei pressioni verso i conflitti?

Il friend-shoring non è solo protezionismo commerciale: è la chiusura sistematica della via economica che Cina e Russia vorrebbero percorrere. Brancaccio identifica una causalità strutturale: le pressioni economiche bloccate cercano altri sbocchi.

Qual è la connessione che Brancaccio individua tra l’ordine esecutivo 14017 e l’invasione ucraina?

La sequenza temporale è significativa: l’EO 14017 sigilla la via economica nel febbraio 2021; l’invasione avviene nel febbraio 2022. Non è prova di causalità diretta, ma identifica la pressione strutturale che Brancaccio ritiene determinante.
🔒 Supera il quiz del modulo 2 per sbloccare questo.
4L’economia italiana: struttura e divari2 h

La questione meridionale non è un problema del Sud: è un problema dell’Italia.

Il dualismo italiano: 160 anni di storia

Fabrizio Barca documenta come il dualismo Nord-Sud sia una costante strutturale dell’economia italiana dall’Unità: il PIL pro-capite del Sud si attesta stabilmente intorno al 55% di quello del Nord. Non è un ritardo temporaneo: è una struttura che si riproduce. Le politiche di sviluppo del dopoguerra (Cassa del Mezzogiorno) hanno prodotto risultati parziali e spesso controproducenti: hanno creato dipendenza invece di autonomia produttiva.

PMI e distretti: forza e trappola

Il sistema italiano delle piccole e medie imprese e dei distretti produttivi ha prodotto campioni mondiali nella meccanica, nel tessile, nell’alimentare. La forza: flessibilità e specializzazione di nicchia. La debolezza strutturale: la piccola dimensione rende costosi gli investimenti in ricerca e sviluppo, digitalizzazione, internazionalizzazione. Il risultato è una trappola della dimensione: basta per sopravvivere, non basta per trasformarsi.

La trappola della produttività dopo l’euro

L’introduzione dell’euro ha eliminato la svalutazione competitiva — lo strumento che le imprese italiane usavano per recuperare competitività sui costi. Senza quella valvola, la logica razionale per le singole imprese è diventata la competizione al ribasso sui costi del lavoro invece di investire in innovazione e produttività. Razionale per la singola impresa, devastante per il sistema nel suo complesso.

La questione meridionale come questione nazionale

Barca argomenta che il mancato sviluppo del Sud non è solo un problema del Mezzogiorno: riduce la domanda interna complessiva del paese, genera emigrazione di forza lavoro qualificata verso Nord e all’estero, deprime la base fiscale. Il Nord cresce meno perché il Sud non cresce: c’è un interesse economico reciproco nello sviluppo meridionale che raramente entra nel dibattito politico.

Da ricordare
  • Dualismo: Sud stabile al 55% del PIL Nord — struttura, non ritardo temporaneo.
  • PMI: forza = flessibilità e distretti; debolezza = bassa R&D, trappola dimensionale.
  • Trappola post-euro: senza svalutazione, le imprese competono sui costi invece di innovare.
  • Questione meridionale = questione nazionale: il Nord cresce meno perché il Sud non cresce.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Perché Barca definisce la questione meridionale una «questione nazionale»?

La tesi di Barca è contro-intuitiva ma robusta: il Sud che non cresce impoverisce anche il Nord. Non è solidarietà: è interesse. Riduce la domanda interna, disperde capitale umano, deprime la base fiscale del paese.

Cos’è la «trappola della produttività» italiana descritta da Barca?

La trappola è logica: senza svalutazione, tagliare i costi del lavoro è la via più rapida per restare competitivi. Ogni singola impresa fa la scelta razionale. Il risultato collettivo è la stagnazione della produttività dell’intero sistema.

Qual è la forza e la debolezza strutturale del sistema di PMI e distretti italiani?

Il sistema distrettuale ha prodotto eccellenze mondiali (meccanica strumentale, moda, alimentare). Ma la piccola dimensione è una trappola: non permette di ammortizzare i costi fissi di R&D e digitalizzazione su volumi sufficienti.
🔒 Supera il quiz del modulo 3 per sbloccare questo.
5Il Fiscal Monitor FMI 20261,5 h

Il debito pubblico globale è al massimo storico. Cosa ci dice il FMI — e cosa non dice.

Debito pubblico globale: massimo storico

Il Fiscal Monitor FMI di aprile 2026 certifica che il debito pubblico globale ha raggiunto circa il 100% del PIL mondiale — massimo storico. I casi più critici: USA al 125%, Italia al 135%, Giappone al 260%. Non sono eccezioni: rappresentano la tendenza strutturale delle economie avanzate dopo il 2008 e la pandemia.

Il crowding out

Un debito elevato ha conseguenze concrete sul bilancio pubblico: il servizio del debito — interessi + rimborsi — occupa una quota crescente delle entrate, sottraendo risorse agli investimenti produttivi. L’Italia spende circa 80 miliardi di euro l’anno in interessi: risorse non disponibili per sanità, istruzione, infrastrutture, transizione energetica. Questo effetto di esclusione si chiama crowding out.

La nuova posizione FMI: «la qualità degli aggiustamenti conta»

Il FMI 2026 è più cauto rispetto al FMI dei «tagli lineari» degli anni 2010-2015. Il documento riconosce esplicitamente che la qualità degli aggiustamenti fiscali conta: tagli lineari riducono la crescita e possono aumentare il rapporto debito/PIL invece di ridurlo, se comprimono la base produttiva. È un’autocritica implicita alla gestione della crisi greca e del cosiddetto «fiscal compact» europeo.

Cosa non dice il rapporto

Il Fiscal Monitor è un documento tecnico che incorpora scelte di valore: privilegia la stabilità finanziaria rispetto alla domanda aggregata. Non discute la distribuzione del carico del debito tra contribuenti e detentori di titoli. Non problematizza il fatto che il debito pubblico è in larga parte il credito privato di pochi soggetti ad alto patrimonio.

Da ricordare
  • Debito globale: ~100% PIL mondiale — massimo storico. USA 125%, Italia 135%, Giappone 260%.
  • Crowding out: Italia 80 mld/anno in interessi — spazio di bilancio sottratto a sanità, istruzione, investimenti.
  • FMI 2026 più cauto: «la qualità degli aggiustamenti conta» — autocritica implicita post-Grecia.
  • Cosa manca: distribuzione del carico, chi detiene il debito, scelte di valore nascoste.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Qual è il livello del debito pubblico globale secondo il Fiscal Monitor FMI 2026?

Il 100% del PIL mondiale è il dato che il Fiscal Monitor 2026 certifica come massimo storico. La distribuzione è disomogenea ma la tendenza è comune a tutte le economie avanzate.

Cos’è il crowding out?

Il crowding out (effetto di spiazzamento) è il meccanismo per cui il debito toglie spazio alle spese produttive: ogni euro di interessi è un euro in meno per sanità o istruzione. 80 miliardi/anno per l’Italia è un vincolo strutturale enormemente sottovalutato nel dibattito pubblico.

Perché il Fiscal Monitor FMI 2026 segna un cambiamento rispetto alla linea degli anni 2010-2015?

La gestione della crisi greca è l’episodio-simbolo: i tagli draconiani richiesti dal FMI hanno contratto il PIL del 25%, peggiorando il rapporto debito/PIL invece di migliorarlo. Il FMI 2026 ne prende implicitamente atto, ma senza ammissione esplicita.
🔒 Supera il quiz del modulo 4 per sbloccare questo.
6World Economic Outlook 20261,5 h

La crescita globale rallenta, l’Eurozona arranca, i rischi geopolitici entrano per la prima volta in cima alla lista del FMI.

La crescita globale: sotto la media storica

Il WEO di aprile 2026 stima la crescita globale al 3,1% — sotto la media pre-2008 del 3,8%. La distribuzione è molto disomogenea: Eurozona 1,2%, USA 2,3%, Cina 4,6% (in rallentamento dal 6%+ pre-pandemia). Le economie avanzate crescono poco; quelle emergenti sono eterogenee.

I rischi geopolitici: prima volta nella storia del WEO

Per la prima volta nella storia del World Economic Outlook, i rischi geopolitici figurano come primo fattore di rischio all’economia globale — davanti all’inflazione, al debito, ai cambiamenti climatici. È un cambiamento di paradigma: il FMI riconosce che le tensioni tra grandi potenze stanno modellando l’economia più di qualsiasi variabile tecnica.

La ripresa dei salari come «rischio»

Il WEO 2026 indica la ripresa dei salari reali come un «rischio» per la stabilità dei prezzi. È una scelta di valore mascherata da analisi tecnica: nella logica FMI i salari più alti alimentano l’inflazione attraverso i costi, quindi vanno «monitorati». Questa priorità della stabilità dei prezzi rispetto al potere d’acquisto dei lavoratori non è neutrale.

La grande divergenza

Il WEO 2026 identifica una grande divergenza tra paesi: quelli che si stanno integrando nella transizione energetica e digitale crescono; quelli dipendenti da settori tradizionali (combustibili fossili, manifattura labour-intensive) ristagnano. L’Italia è a rischio su entrambi i fronti: la transizione energetica è in ritardo e la manifattura tradizionale è sotto pressione.

Da ricordare
  • Crescita globale: 3,1% — sotto media pre-2008 (3,8%). Eurozona 1,2%, USA 2,3%, Cina 4,6%.
  • Prima volta: rischi geopolitici primo fattore di rischio nel WEO — cambio di paradigma.
  • Salari come «rischio»: scelta di valore nascosta da linguaggio tecnico.
  • Grande divergenza: chi si trasforma (energia, digitale) cresce; chi resta fermo ristagna. Italia a rischio.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Quali sono le stime di crescita del WEO 2026 per l’economia globale?

Il 3,1% globale con Eurozona all’1,2% è il segnale di un sistema che gira lento. La Cina al 4,6% è in calo rispetto ai livelli storici. Nessuna delle grandi economie avanzate mostra una ripresa robusta.

Perché il WEO 2026 considera la ripresa dei salari un «rischio»?

Chiamare i salari «rischio» non è una posizione neutrale: è una scelta di campo che prioritizza la stabilità dei prezzi (interesse dei creditori) rispetto al potere d’acquisto (interesse dei lavoratori). Il linguaggio tecnico nasconde la scelta politica.

Cosa identifica il WEO 2026 con la «grande divergenza»?

La grande divergenza è la frattura strutturale del prossimo decennio: chi si trasforma cresce, chi resta fermo ristagna. Per l’Italia è una doppia sfida: la transizione energetica richiede investimenti che il sistema delle PMI fatica a sostenere, e la manifattura tradizionale è sotto pressione competitiva.
🔒 Supera il quiz del modulo 5 per sbloccare questo.
7Per un nuovo ordine economico2 h

Il piano Keynes fu bocciato nel 1944. Quello che viene dopo, lo stiamo vivendo.

Il piano Keynes del 1943

Nel 1943, in preparazione alla conferenza di Bretton Woods, John Maynard Keynes propose la creazione di una Unione Compensatrice Internazionale con una valuta sovranazionale — il bancor. Il meccanismo era radicale: penalizzare automaticamente sia i paesi in surplus che i paesi in deficit. Chi accumulava troppo surplus era obbligato a spenderlo (importare, investire, trasferire); chi accumulava troppo deficit era obbligato ad aggiustare. Il sistema avrebbe impedito gli squilibri strutturali.

Perché il piano Keynes fu bocciato

Alla conferenza di Bretton Woods (1944), il piano Keynes fu bocciato in favore del piano White (dal nome del negoziatore americano). Il piano White istituzionò il dollaro come valuta di riserva mondiale: gli USA, unica grande economia uscita intatta dalla guerra, avrebbero fornito la liquidità mondiale. Il vantaggio immediato per gli USA era enorme. Le conseguenze a lungo termine: squilibri strutturali sistematici, con USA perennemente in deficit e paesi-creditori (Germania, Cina, Giappone) perennemente in surplus.

La proposta di Brancaccio

Emiliano Brancaccio riprende il filo del piano Keynes per proporre una governance multilaterale degli squilibri: meccanismi concordati di riequilibrio che penalizzino sia i debitori cronici che i creditori cronici. Non è utopia: è la logica che avrebbe evitato le tensioni attuali se fosse stata implementata 80 anni fa.

La CGIL come attore macroeconomico: il Piano del Lavoro 1950

Brancaccio richiama la tradizione del sindacato come attore di politica economica. Nel 1950 la CGIL di Di Vittorio presentò il Piano del Lavoro: un programma di investimenti pubblici per ridurre la disoccupazione e industrializzare il Sud, finanziato da emissione monetaria controllata. Non fu realizzato, ma definisce una tradizione: il sindacato come soggetto che propone politica fiscale, industriale, finanziaria — non solo contrattazione salariale.

Da ricordare
  • Bancor: valuta sovranazionale Keynes — penalizzava sia surplus che deficit. Bocciato per il piano White (dollaro).
  • Piano White → squilibri strutturali → tensioni militari: la catena causale che Brancaccio identifica.
  • Proposta Brancaccio: governance multilaterale degli squilibri — l’alternativa era già pronta nel 1943.
  • Piano del Lavoro CGIL 1950: tradizione sindacale come attore macroeconomico, non solo contrattuale.
Materiali del modulo
Quiz — verifica (servono 2/3 per procedere)

Cos’era il bancor e cosa avrebbe dovuto fare?

Il bancor è la proposta più radicale di Keynes: non solo una moneta comune, ma un sistema che rendeva gli squilibri commerciali strutturalmente costosi per tutti, sia per chi esportava troppo che per chi importava troppo. Un meccanismo di correzione automatica.

Perché Brancaccio ritiene che il piano White abbia creato le condizioni per i conflitti attuali?

La catena di Brancaccio è lunga ma robusta: piano White → dollaro come riserva → squilibri strutturali USA-Cina-Germania → friend-shoring → via militare. Il piano Keynes avrebbe spezzato questa catena al primo anello.

Cosa propone Brancaccio ai sindacati in tema di politica economica?

La proposta di Brancaccio è che i sindacati escano dalla sola contrattazione salariale e tornino ad essere attori di politica economica. Il Piano del Lavoro del 1950 è il riferimento storico: la CGIL propose un’alternativa di sistema, non solo una rivendicazione salariale.
🔒 Supera il quiz del modulo 6 per sbloccare questo.
8Wrapped del percorsoChiusura

L’energia di un percorso svanisce in una settimana se non la fissi da qualche parte.

Sei arrivato in fondo. Torna al Modulo 0 e rileggi cosa avevi scritto. Poi rispondi qui.

🔒 Supera il quiz del modulo 7 per sbloccare la riflessione finale.
Come si eroga questo percorso
Completo

Percorso completo

Moduli 0→8 · ~14 h

Weekend intensivo o 8 settimane (1 modulo a settimana). Per scuole di politica e formazione sindacale.

Critico

Versione critica

Moduli 1 + 2 + 3 + 7 · ~7 h

Fisher, Marx, squilibri globali, alternativa Keynes. Per chi vuole il quadro analitico senza i dati FMI.

Sindacale

Versione sindacale

Moduli 3 + 4 + 5 + 7 · ~6 h

Squilibri globali, economia italiana, dati FMI, cosa proporre. Per attivisti e delegati.

Tutto il corpus del percorso
Nota metodologica. Le lezioni sono costruite sui testi indicati. Per approfondire si rimanda ai PDF completi disponibili in materiali. I dati numerici (FMI, posizioni nette, concentrazione del capitale) vanno verificati sulle fonti primarie prima di essere citati in contesti pubblici.