La previdenza italiana: pensioni e generazioni · Giorno 9 di 10 · Strumenti
Il secondo pilastro e cosa si può fare: TFR, fondi negoziali, adesione automatica e la pensione contributiva di garanzia proposta dalla CGIL
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Obiettivo di oggi. Capire come funziona la previdenza complementare (TFR, fondi negoziali, contributo del datore, vantaggi fiscali, rendimenti reali confrontati con il TFR) e cosa cambia con l'adesione automatica dal 1° luglio 2026. Conoscere la proposta sindacale di pensione contributiva di garanzia per i giovani e le carriere discontinue, e perché il secondo pilastro da solo non basta.
Fonti: D.Lgs 252/2005; COVIP Relazione per l'anno 2025; L. 199/2025 (previdenza complementare); proposte sindacali (pensione di garanzia)
1. Il TFR: un pezzo di stipendio messo da parte
Ogni anno il datore di lavoro accantona il trattamento di fine rapporto: la retribuzione annua divisa per 13,5, cioè circa il 7,4% dello stipendio (art. 2120 del codice civile). Non è un regalo: è salario differito, tuo. Se resta in azienda (o nel fondo di tesoreria INPS per le aziende con almeno 50 dipendenti) viene rivalutato ogni anno dell'1,5% più il 75% dell'inflazione. Se lo conferisci a un fondo pensione, viene investito.
2. Il fondo pensione negoziale: tre fonti di versamento
I fondi negoziali sono nati dai contratti collettivi: ogni settore ha il suo, gestito in modo paritetico da sindacati e associazioni datoriali. Aderendo, nel fondo entrano:
- il tuo TFR;
- un contributo tuo, nella misura fissata dal contratto;
- un contributo del datore di lavoro, anch'esso fissato dal contratto, che spetta solo se aderisci. Chi non aderisce ci rinuncia: è salario perso.
| Vantaggio fiscale | Regola | Norma |
| Versamenti deducibili dal reddito | Fino a 5.300 euro l'anno dal 2026 (prima 5.164,57) | D.Lgs 252/2005 art. 8, c. 4, modificato da L. 199/2025 |
| Tassazione della prestazione | 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% (contro l'IRPEF ordinaria sul TFR lasciato in azienda) | D.Lgs 252/2005 art. 11, c. 6 |
3. Rendimenti: il confronto onesto con il TFR
Qui serve la regola di Gigi: confutare i dati, anche quelli favorevoli. La Relazione COVIP per il 2025 riporta i rendimenti netti medi annui:
| Periodo | Fondi negoziali (media) | Fondi negoziali azionari | Rivalutazione TFR | Inflazione |
| 10 anni (2016-2025) | 2,4% | 4,8% | 2,5% | 2,0% |
| 20 anni (2006-2025) | 2,9% | 4,2% | 2,4% | 1,7% |
Fonte: COVIP, Relazione per l'anno 2025, Tav. 1.52. Valori al netto di costi e tasse.
Come leggerlo. Sul decennio il rendimento medio dei fondi negoziali (2,4%) è praticamente uguale alla rivalutazione del TFR (2,5%); sui vent'anni è più alto (2,9% contro 2,4%). Le linee azionarie rendono di più, con più oscillazioni. Quindi il vero vantaggio del fondo negoziale non è tanto il rendimento, ma il contributo del datore e il fisco. È un argomento più solido di «il fondo rende di più».
4. Quanti aderiscono, e chi resta fuori
- A fine 2025 gli iscritti alla previdenza complementare sono 10,4 milioni, il 39,9% delle forze di lavoro; se si contano solo quelli che hanno versato nell'anno, il 29% (COVIP).
- I giovani fino a 34 anni sono il 20,8% degli iscritti.
- Nei fondi negoziali le donne sono solo il 28,3% degli iscritti; in media le donne versano il 16,1% in meno degli uomini.
- 2,7 milioni di iscritti (27%) non versano più nulla: più della metà da almeno cinque anni. Sono spesso persone che hanno perso il lavoro o sono passate a contratti precari.
La previdenza complementare segue le stesse linee di frattura del primo pilastro: chi ha un lavoro stabile e un buon contratto la usa; chi è precario, povero o fuori dal lavoro per cura resta fuori.
5. La novità: adesione automatica dal 1° luglio 2026
La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025, commi 204-205) ha riscritto l'art. 8 del D.Lgs 252/2005:
- i lavoratori dipendenti privati di prima assunzione (esclusi i domestici) aderiscono automaticamente al fondo negoziale previsto dal loro contratto, con l'intero TFR e la contribuzione prevista dagli accordi;
- entro 60 giorni dall'assunzione possono rinunciare e scegliere un altro fondo oppure tenere il TFR in azienda; la scelta si può poi rivedere;
- il datore deve informare il lavoratore sugli accordi applicabili e sul meccanismo.
Posizione della CGIL. Quando nel 2024 il governo propose di rendere obbligatorio il conferimento di parte del TFR, la CGIL rispose (Collettiva, 17 agosto 2024) che «il TFR è un elemento della retribuzione» e che la previdenza complementare da sola «non può risolvere» i problemi delle giovani generazioni, perché non aiuta chi ha buchi nella carriera, in particolare donne e precari. L'adesione automatica approvata nel 2025 lascia al lavoratore la possibilità di rinunciare, ma il nodo resta: il secondo pilastro presuppone un primo lavoro stabile.
6. La pensione contributiva di garanzia
È la proposta che risponde direttamente al problema di questo corso. Sta nella piattaforma unitaria CGIL, CISL e UIL sulla riforma previdenziale (documento del 19 gennaio 2023), che chiede:
«una pensione contributiva di garanzia, collegata ed eventualmente graduata rispetto al numero di anni di lavoro e di contributi versati», che tenga conto dei periodi di disoccupazione, formazione e basse retribuzioni per assicurare «un assegno pensionistico dignitoso, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale».
La CGIL ne ha precisato il funzionamento (Ezio Cigna, responsabile previdenza, su Collettiva, 17/08/2024):
- riguarda chi ha cominciato a versare dopo il 1996, cioè chi è interamente nel contributivo;
- combina anni di contributi ed età di uscita per garantire un livello minimo di pensione;
- la garanzia cresce con i contributi e con l'età, così da incentivare a versare e a non uscire troppo presto;
- valorizza i periodi di disoccupazione, cura di familiari con disabilità grave, formazione, studi universitari, tirocini, maternità e part-time.
In sostanza: rimettere nel contributivo una correzione solidale, pagata dalla fiscalità generale, al posto dell'integrazione al minimo che la riforma Dini ha tolto. La piattaforma chiede anche flessibilità in uscita dai 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età, 12 mesi di anticipo per figlio per le donne, valorizzazione del lavoro di cura e piena rivalutazione delle pensioni.
Da dire con onestà. La piattaforma non quantifica l'importo della garanzia né il costo: è una proposta di principio da tradurre in norme. Nessun governo l'ha finora approvata. Presentarla come «proposta sindacale» e non come diritto acquisito.
7. Cosa si può fare davvero
| Livello | Azioni |
| Individuale | Controllare l'estratto conto ogni anno; far correggere subito gli errori; aderire al fondo negoziale per non perdere il contributo del datore; valutare riscatto della laurea e cumulo |
| Contrattuale | Salari che recuperino l'inflazione, stabilizzazioni, limiti ai contratti precari, contributi datoriali più alti nei fondi |
| Politico | Pensione di garanzia, assunzioni pubbliche stabili, nidi e servizi di cura, lotta al lavoro nero, valorizzazione previdenziale della cura |
Tre concetti da portare via.
1. Nel fondo negoziale il vantaggio vero è il contributo del datore più il fisco: sui dieci anni il rendimento medio è simile al TFR.
2. Dal 1° luglio 2026 i nuovi assunti privati aderiscono in automatico, con 60 giorni per rinunciare.
3. Il secondo pilastro non ripara un primo pilastro rotto: per le carriere povere serve una pensione contributiva di garanzia finanziata dalla fiscalità generale.
Fonti verificate il 29/09/2026: codice civile art. 2120; D.Lgs 252/2005 artt. 8 e 11 (testo vigente dopo L. 199/2025 c. 199-205); COVIP, Relazione per l'anno 2025 (Tav. 1.1, 1.52, 1.21, par. 1.4); CGIL, CISL, UIL, «Proposte sindacali per una riforma previdenziale», piattaforma unitaria del 19/01/2023 (cgil.it); Collettiva, «Pensione di garanzia, altro che Tfr obbligatorio», 17/08/2024.