Durante la Seconda guerra mondiale la London School of Economics è sfollata a Cambridge. Friedrich von Hayek, il suo economista di punta, e John Maynard Keynes, l'economista più famoso del mondo, secondo il racconto ricostruito da Nicholas Wapshott si ritrovano a fare i turni di guardia antincendio sul tetto della cappella del King's College, a vigilare sull'arrivo dei bombardieri tedeschi. Così si apre il suo libro di Nicholas Wapshott «Keynes o Hayek» (2011), e così chiude il saggio ECCOCI! «Stato ed economia» di Gigi Bacchetta (2024): due uomini che si stimano, che hanno entrambi previsto i disastri del dopoguerra precedente, e che sulle ricette sono in disaccordo su quasi tutto.
Questa lezione serve a capire che dietro ogni manovra, ogni taglio, ogni «non ci sono soldi» c'è una visione dello Stato e della società. Non si tratta di tifare: si tratta di riconoscere le idee quando le si incontra travestite da «buon senso».
John Maynard Keynes (1883-1946) scrive la «Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta» nel 1936, dopo la Grande depressione. Le idee chiave:
La sua frase più citata, «nel lungo periodo saremo tutti morti» (Tract on Monetary Reform, 1923), non è un invito all'irresponsabilità: è una critica agli economisti che dicono «aspettate, il mercato si aggiusterà», mentre le persone perdono il lavoro oggi.
Friedrich von Hayek (1899-1992), austriaco, arriva a Londra nel 1931 e diventa l'avversario intellettuale di Keynes. Le idee chiave:
| Tema | Keynes | Hayek | Friedman |
|---|---|---|---|
| Problema centrale | Domanda insufficiente | Conoscenza dispersa, che solo i prezzi raccolgono | Stabilità della moneta e incentivi |
| Da dove nascono le crisi | Crollo delle aspettative e degli investimenti | Credito facile che distorce prezzi e investimenti | Errori della politica monetaria |
| Ruolo dello Stato | Anticiclico: spendere nelle crisi, risparmiare nei periodi buoni | Limitato ma non nullo (regole, minimo garantito) | Regole stabili e prevedibili più che scelte discrezionali |
| Politica di bilancio | Utile in recessione (moltiplicatore) | Rischio di distorsioni e di potere eccessivo | Attenzione agli effetti su inflazione e incentivi |
| Periodo | Chi prevale | Che cosa succede |
|---|---|---|
| 1945-1973 | Keynes | Stato sociale, piena occupazione, crescita forte, debito basso (il «miracolo» italiano) |
| 1973-1980 | Crisi del keynesismo | Shock petroliferi, stagflazione (inflazione e disoccupazione insieme): la ricetta della domanda sembra non funzionare |
| 1980-2007 | Hayek e Milton Friedman | Thatcher (1979), Reagan (1981), Volcker; monetarismo, privatizzazioni, deregolamentazione, banche centrali indipendenti con un solo obiettivo: l'inflazione |
| 2008-2009 | Ritorno di Keynes | Grande recessione: stimoli fiscali in tutto il G20 |
| 2010-2013 | Di nuovo il rigore | Crisi dei debiti sovrani, austerità in Europa (lezioni 7 e 9) |
| 2020-oggi | Un ibrido | Covid: regole sospese, debito comune europeo, Stato investitore (PNRR); poi ritorno delle regole con il Patto 2024 |
Hayek riceve il Nobel nel 1974, in coppia, per ironia della sorte, con lo svedese Gunnar Myrdal, uno dei padri dello Stato sociale. Milton Friedman lo riceve nel 1976. Friedman riprende Hayek con strumenti diversi: il monetarismo (conta la quantità di moneta), il tasso «naturale» di disoccupazione, la fiducia nelle regole automatiche più che nelle scelte discrezionali dei governi.
Il saggio di Gigi Bacchetta lo dice così: è difficile stabilire chi abbia ragione, ma è facile vedere chi ha vinto. Le ricette europee degli anni 2010 hanno seguito il solco di Hayek e Friedman, con l'austerità come prescrizione medica: «uno dei casi in cui la ricetta ha ucciso, o quantomeno lasciato agonizzante, il paziente».
Il cuore del saggio è un confronto tra due strategie davanti a un debito alto:
| Politica del numeratore (rigore) | Politica del denominatore (crescita) |
|---|---|
| Tagliare spese e ridurre il ruolo dello Stato per riequilibrare i conti, sperando che la fiducia riporti la crescita | Investire in occupazione e servizi, aumentare il ruolo dello Stato, sperando che la crescita riporti i conti in equilibrio |
| Certo: i tagli a occupazione e servizi. Incerto: il risultato | Certo: l'aumento di spesa. Incerto: il risultato |
| Chi perde sicuramente: chi lavora per vivere e usa i servizi pubblici | Possono vincere o perdere tutti |
È una lettura di parte, e va detto: il suo punto di forza è che rende visibile su chi cade il rischio di ciascuna scelta. Il suo limite è che la strategia della crescita funziona solo se la spesa è di qualità e se i mercati e la banca centrale non fanno salire i tassi (lezioni 7 e 11). Un buon cittadino deve saper usare entrambe le domande: chi paga se va male? E che cosa serve perché vada bene?
Il saggio propone un argomento che vale la pena portare in qualsiasi discussione:
Cioè: un mercato libero funziona bene solo se le persone partono da condizioni non troppo diverse (istruzione, salute, patrimonio familiare). Se la fortuna di nascere in una certa famiglia conta più dell'impegno, la meritocrazia diventa «fortuna-crazia». E questo lo riconosce anche una parte del pensiero liberale: la concorrenza ha bisogno di regole e di pari opportunità.
La Costituzione italiana non sceglie né Keynes né Hayek: disegna un'economia mista.
Fonti: J. M. Keynes, «Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta» (1936) e «A Tract on Monetary Reform» (1923); F. A. von Hayek, «La via della schiavitù» (1944), cap. 9, e «The Use of Knowledge in Society», American Economic Review (1945); lettera di Keynes a Hayek del 28 giugno 1944 (riportata in Wapshott); N. Wapshott, «Keynes o Hayek», Feltrinelli (2011); L. Bacchetta, «Stato ed economia», I saggi di ECCOCI! (2024), capp. 1, 2 e 4 (citazioni testuali); M. Mazzucato, «Lo Stato innovatore», Laterza (2014); S. Kelton, «Il mito del deficit», Fazi (2020); Costituzione artt. 1, 4, 41, 42, 43, 81; Premi Nobel per l'economia 1974, 1976, 1986 (nobelprize.org).
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