
Il debito italiano non è sempre stato alto. Dopo l'Unità e dopo la Prima guerra mondiale superava il 100% del PIL; con la Seconda guerra mondiale e l'inflazione che seguì crollò al 25,8% nel 1947. Per trent'anni restò basso, sotto il 40%. Poi, tra la metà degli anni Settanta e l'inizio degli anni Novanta, è triplicato. Questa lezione racconta come, seguendo la scansione per fasi usata dagli storici dell'economia italiana (Graziani, Rossi, Garofoli), la stessa ripresa nella tesi di Gigi Bacchetta (Università di Torino, 2019).
Tra il 1958 e il 1963 il PIL reale cresce in media di oltre il 7% l'anno. Il debito scende fino al 28% del PIL nel 1964. Gli ingredienti: salari bassi e grande disponibilità di manodopera dal Sud e dalle campagne, investimenti pubblici e privati, esportazioni, la possibilità di «copiare» tecnologie già esistenti. Lo Stato investe (autostrade, energia: nel 1962 nasce l'ENEL con la nazionalizzazione elettrica) e la crescita fa da sola il lavoro del denominatore. Nello stesso 1962 arriva la scuola media unica.
La crescita rallenta, i salari rincorrono, le lotte operaie e studentesche del 1968-69 cambiano il Paese. Arrivano conquiste che costruiscono lo Stato sociale e i diritti: la riforma delle pensioni del 1969 (L. 153/1969, il retributivo pieno visto nel corso sulla previdenza), lo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970), le Regioni a statuto ordinario (1970).
| Anno | Inflazione | Saldo primario / PIL | Deficit / PIL | Debito / PIL |
|---|---|---|---|---|
| 1970 | 6,5% | −1,9% | −3,2% | 36,9% |
| 1975 | 17,4% | −7,4% | −10,3% | 56,0% |
| 1980 | 21,1% | −2,5% | −6,8% | 55,9% |
Gli shock petroliferi (1973 e 1979) portano l'inflazione oltre il 20%. Lo Stato amplia molto la spesa: pensioni (anche quelle di anzianità e le «baby pensioni»), sanità (nel 1978 nasce il Servizio sanitario nazionale, L. 833/1978), trasferimenti alle imprese in crisi, assunzioni pubbliche. Le entrate non seguono: la riforma tributaria che crea l'IVA (1973) e l'IRPEF (1974) entra in funzione lentamente, e l'evasione resta altissima.
È qui che nasce il debito: disavanzi primari fino al 7,4% del PIL nel 1975. Eppure il debito/PIL nel 1980 è al 55,9%, solo 20 punti più del 1970. Perché? Perché l'inflazione lo «mangiava»: i tassi d'interesse erano più bassi dell'inflazione (i − g fortemente negativo, lezione 7) e la Banca d'Italia comprava i titoli di Stato non collocati, creando moneta. La tassa da inflazione è il guadagno che lo Stato ricava quando l'inflazione riduce il valore reale del suo debito e quando la banca centrale crea moneta per finanziarlo. Secondo una stima riportata da Giampaolo Galli (Osservatorio CPI), a fine anni Settanta valeva intorno al 12% del PIL (la misura dipende dalla definizione usata): una tassa che nessun Parlamento aveva votato, pagata soprattutto da chi aveva risparmi in titoli e da chi non poteva difendere il proprio reddito.
Dibattito Sul divorzio si discute ancora. Una lettura (presente anche nella tesi) lo vede come il momento in cui gli obiettivi di stabilità finanziaria passano davanti all'occupazione, e da cui parte l'esplosione del debito. Un'altra lettura (per esempio Giampaolo Galli, Osservatorio CPI) sottolinea che fu una riforma formalmente piccola, che i tassi salivano ovunque nel mondo, e che la vera causa del debito furono i disavanzi primari non corretti. Entrambe hanno una parte di verità: senza il divorzio lo Stato avrebbe continuato a finanziarsi con l'inflazione; con il divorzio, senza correggere il bilancio, il costo del debito è esploso.
| Anno | Saldo primario / PIL | Interessi / PIL | Deficit / PIL | Debito / PIL |
|---|---|---|---|---|
| 1981 | −5,6% | 5,0% | −10,6% | 58,1% |
| 1985 | −3,8% | 8,2% | −12,0% | 79,9% |
| 1990 | −1,3% | 9,7% | −11,0% | 94,3% |
| 1991 | 0,0% | 11,0% | −11,0% | 97,6% |
Guardate le colonne: il disavanzo primario si riduce durante il decennio, fino al pareggio nel 1991. Ma gli interessi salgono dal 5% all'11% del PIL. Sommando gli anni dal 1980 al 1991, i disavanzi primari valgono circa 139 miliardi di euro, gli interessi circa 481 miliardi (valori nominali). Negli anni Ottanta, cioè, la componente interessi ha contribuito in modo determinante alla crescita del debito, superando ampiamente i disavanzi primari: interessi su interessi.
Intanto cambia il lavoro. Il 14 febbraio 1984 il governo Craxi taglia per decreto alcuni punti di scala mobile (il «decreto di San Valentino»); la CGIL si oppone, CISL e UIL firmano; il referendum abrogativo del 9-10 giugno 1985 conferma il taglio. Il peso dei salari nell'economia comincia a scendere.
Fonti verificate il 02/10/2026: Osservatorio CPI (Università Cattolica), Serie storiche di finanza pubblica dal 1861 (marzo 2026), con nostre somme 1980-1991; G. Galli, «Il divorzio fra Banca d'Italia e Tesoro: teorie sovraniste e realtà», Osservatorio CPI; L. Bacchetta, «Differenziali di reddito nella popolazione italiana», tesi magistrale, Università di Torino, a.a. 2017/2018, par. 2.3 (che riprende A. Graziani, «Lo sviluppo dell'economia italiana», S. Rossi, «La politica economica italiana 1968-2007», G. Garofoli, «Economia e politica economica in Italia»); L. 833/1978 (Normattiva). Nota: la tesi data il divorzio «simbolicamente» al 1980; la data dello scambio di lettere è il 12 febbraio 1981.
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