Il conto ereditato: finanza pubblica · Giorno 7 di 12 · La meccanica del debito

Deficit, debito, interessi: la palla di neve, tassi contro crescita, politiche del numeratore e del denominatore

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Obiettivo di oggi. Capire la meccanica del debito pubblico: perché il rapporto debito/PIL dipende dalla differenza tra costo del debito e crescita, che cosa sono le politiche del numeratore (austerità) e del denominatore (crescita), perché il moltiplicatore decide chi ha ragione, e come leggere in modo critico le soglie «magiche».
Fonti: Osservatorio CPI, Serie storiche 1861-2024; Eurostat; Blanchard-Leigh (FMI 2013); Herndon-Ash-Pollin (2013)

1. Il debito è una frazione

Quando si dice «il debito è al 136,7%» si parla di una frazione: in alto il debito (3.096 miliardi), in basso il PIL (2.265 miliardi). Una frazione si abbassa in due modi:

Le due strade non sono indipendenti. Ed è qui che si gioca il grande scontro di politica economica degli ultimi quindici anni.

2. La formula della palla di neve

Ogni anno il rapporto debito/PIL cambia secondo una regola semplice (approssimata):

variazione del debito/PIL ≈ (i − g) × debito/PIL − saldo primario + aggiustamento stock-flussi

Il pezzo decisivo è (i − g). Se il costo del debito supera la crescita, il debito si gonfia da solo, anche senza spendere un euro in più: è la palla di neve. Se la crescita supera il costo, il debito si sgonfia da solo, anche con qualche deficit.

Differenza tra costo medio del debito (i) e crescita del PIL nominale (g), 1970-2024. Fonte: Osservatorio CPI.
Differenza tra costo medio del debito (i) e crescita del PIL nominale (g), 1970-2024. Fonte: Osservatorio CPI.

Il grafico racconta la storia d'Italia in una riga:

3. Le politiche del numeratore: l'austerità

Dibattito L'idea dell'austerità è: tagliare spesa e alzare tasse per fare avanzi primari più grandi, ridurre il debito, rassicurare i mercati, far scendere i tassi. Qualche economista (Alberto Alesina e Silvia Ardagna, 2010) ha sostenuto che i tagli di spesa possano perfino essere espansivi, perché aumentano la fiducia di famiglie e imprese.

Il problema è il moltiplicatore: di quanto cala il PIL per ogni euro di spesa tagliata? Se il moltiplicatore è basso (0,5), tagliare 1 euro fa perdere 50 centesimi di PIL e il rapporto scende. Se è alto (oltre 1), tagliare 1 euro fa perdere più di 1 euro di PIL: il denominatore crolla più del numeratore, e il rapporto sale.

Dibattito L'autocritica del Fondo monetario. Nel 2013 Olivier Blanchard, capo economista del FMI, e Daniel Leigh pubblicano «Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers». Risultato: nelle previsioni del 2010-2011 si era ipotizzato un moltiplicatore intorno a 0,5; gli errori di previsione indicavano invece valori nell'ordine di 0,9-1,7. Le manovre di austerità avevano depresso la crescita molto più del previsto.

I risultati erano coerenti con moltiplicatori molto più alti di quelli usati nelle previsioni, soprattutto nella prima fase della crisi: lo studio non misura «il» moltiplicatore in generale, ma mostra che le previsioni lo avevano sottostimato.

Il caso italiano 2011-2014. Avanzi primari tra l'1% e il 2% del PIL, manovre pesanti (Salva Italia, dicembre 2011). Il PIL reale cala del 3,1% nel 2012 e dell'1,8% nel 2013. Il debito/PIL sale dal 119,1% del 2011 al 134,8% del 2014. È l'esempio da manuale di una cura che, nel breve periodo, peggiora il rapporto che voleva curare.

4. Le politiche del denominatore

L'alternativa è puntare sulla crescita: investimenti pubblici, sostegno alla domanda, salari, innovazione, anche a costo di un deficit temporaneo più alto. Funziona se:

5. Simulazione: un anno, tre scelte

Partiamo dalla situazione 2025: debito/PIL 136,7%, costo medio del debito circa 3%, crescita nominale circa 2,5%, avanzo primario 0,8%. Esempio puramente meccanico, non una previsione: ipotesi didattiche, effetti di un solo anno, nessuna reazione dei tassi:

ScenarioIpotesiVariazione del debito/PIL
A. Nessun cambiamentoi = 3%, g = 2,5%, avanzo 0,8%−0,1 punti (quasi stabile)
B. Austerità con moltiplicatore 1Avanzo +2 punti (2,8%), ma PIL nominale −2 punti (g = 0,5%)+0,6 punti
B'. Austerità con moltiplicatore 0,5Avanzo 2,8%, PIL nominale −1 punto (g = 1,5%)−0,8 punti
C. Investimento con moltiplicatore 1Avanzo −1 punto (−0,2%), PIL nominale +1 punto (g = 3,5%)−0,5 punti

Calcolo: (i − g) / (1 + g) × 136,7 − saldo primario. Nello scenario B abbiamo perfino supposto che l'avanzo migliori di tutti i 2 punti; nella realtà un PIL più basso riduce anche le entrate, quindi andrebbe peggio.

La lezione non è «l'austerità non funziona mai» né «il deficit fa sempre bene». È che tutto dipende dal moltiplicatore, dal momento del ciclo e dalla reazione dei tassi. In recessione, con tassi sotto controllo, tagliare fa male anche ai conti; in piena crescita, con tassi alti, fare deficit può costare caro.

6. Il numero magico che non c'era

Nel 2010 Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff pubblicano uno studio («Growth in a Time of Debt») secondo cui, oltre il 90% di debito/PIL, la crescita crolla. Lo studio viene citato ovunque per giustificare l'austerità. Nel 2013 uno studente, Thomas Herndon, con Michael Ash e Robert Pollin, rifà i conti e scopre un errore nel foglio di calcolo e alcune esclusioni discutibili: corretti, i dati mostrano per i Paesi sopra il 90% una crescita media intorno al 2,2%, non negativa. Reinhart e Rogoff riconoscono l'errore di calcolo, pur difendendo l'idea che un debito alto si associ a crescita più bassa. Attenzione: la replica ha smontato la «soglia» oltre la quale la crescita crollerebbe, non ha dimostrato che un debito alto sia senza costi.

Interpretazione Morale. Anche le soglie europee (3% di deficit, 60% di debito) sono convenzioni scelte nel 1991-92, non leggi di natura. Questo non vuol dire che il debito non conti: vuol dire che va giudicato con i − g, con la qualità della spesa e con chi lo detiene, non con un numero magico.

7. La durata del debito: perché i tassi non cambiano tutto subito

Lo Stato non rinnova tutto il debito ogni anno. I titoli hanno scadenze diverse: la vita media del debito italiano è intorno ai sette anni (MEF). Quando i tassi salgono, come nel 2022-2023, il costo medio sale lentamente, man mano che i vecchi titoli scadono. Per questo gli interessi sono passati da 3,4% del PIL nel 2021 a 4,1% nel 2022 (anche per i titoli indicizzati all'inflazione) e poi si sono stabilizzati intorno al 3,9%.

8. Cosa NON dire

Tre concetti da portare via.
1. Debito/PIL è una frazione: si abbassa col numeratore (avanzi) o col denominatore (crescita nominale). Conta i − g.
2. L'austerità con moltiplicatore alto, come nel 2011-2014, può far salire il debito/PIL: il FMI lo ha ammesso nel 2013.
3. Le soglie del 3% e del 60% e il «90%» di Reinhart-Rogoff non sono leggi di natura.

Fonti verificate il 02/10/2026: Osservatorio CPI, Serie storiche di finanza pubblica dal 1861 (i − g, crescita reale, debito/PIL, saldo primario, interessi); Eurostat gov_10dd_edpt1 (interessi 2021-2025); O. Blanchard e D. Leigh, «Growth Forecast Errors and Fiscal Multipliers», IMF Working Paper 13/1 (2013); C. Reinhart e K. Rogoff, «Growth in a Time of Debt», American Economic Review P&P (2010); T. Herndon, M. Ash, R. Pollin, PERI Working Paper 322 (2013); A. Alesina e S. Ardagna, «Large Changes in Fiscal Policy», NBER (2010). Simulazioni: ipotesi didattiche nostre.

Domande guida per approfondire

Prova a rispondere a voce in 60-90 secondi, poi controlla i punti chiave. Sono le domande su cui misuri se hai capito davvero.

D1. Spiega la formula della palla di neve.
  • Variazione ≈ (i − g) × debito − saldo primario + stock-flussi
  • Se i > g il debito cresce da solo
  • Se g > i si sgonfia anche con deficit
D2. Che cosa è successo al debito italiano tra il 2011 e il 2014?
  • Avanzi primari e manovre pesanti
  • PIL −3,1% nel 2012, −1,8% nel 2013
  • Debito dal 119,1% al 134,8%
D3. Che cos'è il moltiplicatore e che cosa ha ammesso il FMI nel 2013?
  • Variazione del PIL per euro di spesa
  • Ipotizzato 0,5, reale 0,9-1,7 in crisi
  • Austerità più recessiva del previsto
D4. Perché il debito/PIL è sceso tra il 2021 e il 2023?
  • Rimbalzo della crescita
  • Inflazione che gonfia il PIL nominale
  • Nonostante disavanzi primari

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