Il conto ereditato: finanza pubblica · Giorno 1 di 12 · Perché questo corso

Il conto ereditato: perché da trent'anni lo Stato incassa più di quanto spende per noi, e la differenza se ne va in interessi

Lettura stimata: circa 45 minuti
Obiettivo di oggi. Imparare le tre parole chiave della finanza pubblica (deficit, saldo primario, debito) e usarle per leggere trent'anni di conti italiani: perché, nel complesso, lo Stato incassa più di quanto spende per servizi, pensioni e trasferimenti, e dove finisce la differenza. È la motivazione di tutto il corso.
Fonti: ISTAT, Conti economici nazionali 22/09/2026 e Notifica 21/04/2026; Eurostat (gov_10dd_edpt1, gov_10a_exp COFOG); Osservatorio CPI, Serie storiche di finanza pubblica dal 1861; MEF, DFP 2026
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Versione audio (podcast): ascoltala mentre leggi o in cuffia.

1. La frase che sentirete sempre

«Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.» È la frase che accompagna ogni manovra, ogni taglio, ogni «non ci sono soldi». In parte è vera: c'è stato un periodo, che vedremo bene, in cui lo Stato italiano ha speso stabilmente più di quanto incassava. Ma se la guardate con i numeri di oggi, la frase si rovescia. Da più di trent'anni, quasi ogni anno, le amministrazioni pubbliche nel loro insieme incassano più di quanto spendono in servizi, pensioni e trasferimenti. Il problema è che quella differenza non torna a noi: se ne va in interessi sul debito accumulato prima.

Questo corso parte da qui. Non per cercare colpevoli tra le persone, ma per capire come funziona il conto pubblico, chi lo ha costruito, chi lo paga e quali scelte sono possibili. Servono poche parole tecniche, e le impariamo subito.

Come leggere i riquadri del corso. Dato un fatto o un numero da fonte ufficiale; Interpretazione una lettura economica dei dati, la nostra; Dibattito un tema su cui economisti e politica sono divisi: presentiamo le posizioni.

2. Tre parole per non farsi fregare

ParolaChe cosa vuol dire2025 (ISTAT)
Deficit (o indebitamento netto)Quanto lo Stato ha speso in più di quanto ha incassato in un anno, interessi compresi. È un flusso: riguarda un anno.69,7 miliardi, 3,1% del PIL
Saldo primarioEntrate meno spese senza contare gli interessi. Dice se lo Stato, per le cose che fa oggi (scuole, ospedali, pensioni, strade, stipendi), incassa più o meno di quanto spende.+17,4 miliardi, +0,8% del PIL
Debito pubblicoLo stock delle passività delle amministrazioni pubbliche: nasce dai deficit accumulati nel tempo, ma cambia anche per operazioni che non passano dal deficit dell'anno (l'«aggiustamento stock-flussi», lezione 6). È la «montagna» accumulata.3.095,9 miliardi, 136,7% del PIL
InteressiQuello che lo Stato paga ogni anno a chi gli ha prestato i soldi comprando titoli di Stato.circa 87,2 miliardi, 3,8% del PIL

Il collegamento è semplice: deficit = interessi − saldo primario. Nel 2025: 87,2 miliardi di interessi meno 17,4 di avanzo primario fa circa 69,7 miliardi di deficit. Tradotto: senza gli interessi sul debito del passato, il bilancio pubblico del 2025 sarebbe stato in attivo.

Come si legge il PIL. Il PIL (prodotto interno lordo) è il valore di tutto ciò che il Paese produce in un anno: nel 2025 circa 2.265 miliardi. Si mettono deficit e debito in rapporto al PIL perché contano rispetto alla «stazza» dell'economia, come un mutuo conta rispetto allo stipendio di chi lo paga.

3. Trent'anni di avanzi primari

Saldo primario (barre) e spesa per interessi (linea) in % del PIL, 1960-2025. Fonte: Osservatorio CPI su dati Banca d'Italia, ISTAT, FMI; ISTAT 2025.
Saldo primario (barre) e spesa per interessi (linea) in % del PIL, 1960-2025. Fonte: Osservatorio CPI su dati Banca d'Italia, ISTAT, FMI; ISTAT 2025.

Guardate il grafico. Si vedono tre epoche.

Somma degli avanzi primari e della spesa per interessi dal 1992 al 2019, in miliardi a prezzi 2024. Elaborazione su Osservatorio CPI.
Somma degli avanzi primari e della spesa per interessi dal 1992 al 2019, in miliardi a prezzi 2024. Elaborazione su Osservatorio CPI.

Messi in fila, i numeri fanno impressione. Tra il 1992 e il 2019, a prezzi di oggi, lo Stato ha registrato circa 1.230 miliardi di avanzi primari: entrate che non sono tornate in spesa per servizi, pensioni e trasferimenti. Nello stesso periodo ha pagato circa 3.350 miliardi di interessi. Eppure il debito, in rapporto al PIL, è salito dal 97,6% del 1991 al 133,8% del 2019.

Dato Il dato che sorprende. Se si sommano tutti gli anni dal 1980 al 2024, il saldo primario complessivo è positivo (circa +340 miliardi in valori nominali). In quarantacinque anni, cioè, lo Stato ha incassato per le sue attività più di quanto ha speso. Nello stesso periodo gli interessi pagati sono stati circa 3.070 miliardi nominali, e il debito è passato da 117 a quasi 2.970 miliardi. Attenzione però: la somma è positiva solo grazie agli avanzi dal 1992 in poi. Il disavanzo degli anni Settanta e Ottanta c'è stato, ed è il punto di partenza di tutto (lezione 8).

4. Perché è una questione di generazioni

Mettiamo in fila la catena, che nel corso smonteremo pezzo per pezzo.

  1. Chi ci ha preceduto ha fatto deficit primari, soprattutto tra la metà degli anni Settanta e gli anni Ottanta. In parte per ottime ragioni (sanità universale, scuola di massa, pensioni a chi non ne aveva), in parte per scelte di consenso e per la difficoltà di far pagare le tasse a tutti.
  2. Quei deficit sono diventati debito, e il debito degli anni Ottanta si è gonfiato anche da solo: i tassi d'interesse erano altissimi, più alti della crescita. È la «palla di neve» (lezione 7).
  3. Il debito genera interessi ogni anno. Nel 2025 circa 87 miliardi: più o meno quanto lo Stato spende per tutta la scuola e l'università (entrambi intorno al 4% del PIL nel 2024, dati Eurostat).
  4. Per pagarli, il Paese vive sotto le proprie possibilità: nel complesso, tasse e contributi superano la spesa per servizi e trasferimenti. Attenzione: è un saldo aggregato, non il conto di ogni singola persona (c'è chi paga molto più della media e chi riceve molto più della media). Ma una spesa per interessi così alta restringe lo spazio per asili, ospedali, trasporti, ricerca.
Interpretazione Una catena, non una sola causa. Il debito di oggi è il risultato di fasi diverse: disavanzi primari negli anni Settanta-Ottanta, interessi altissimi negli anni Ottanta-Novanta, risanamento dagli anni Novanta, le recessioni del 2008-2013, la pandemia e i crediti dei bonus edilizi. Le vediamo una per una nelle lezioni 7-9.
Spesa per interessi in % del PIL nel 2025, Italia e altri Paesi UE. Fonte: Eurostat (notifica di aprile 2026).
Spesa per interessi in % del PIL nel 2025, Italia e altri Paesi UE. Fonte: Eurostat (notifica di aprile 2026).

Il confronto europeo chiarisce il punto. Nel 2025 l'Italia ha avuto un avanzo primario dello 0,8%, mentre la media UE era in disavanzo primario (deficit 3,1% con interessi all'1,9%) e la Francia ancora di più. Eppure il nostro deficit complessivo è uguale alla media europea: tutta la differenza la fanno gli interessi, il 3,9% del PIL contro l'1,9% della media UE e l'1,1% della Germania.

Se diviso per i residenti, il debito vale circa 52.500 euro a testa (popolazione ISTAT al 1° gennaio 2025, circa 58,9 milioni). È un numero che fa paura ma va maneggiato con cura: il debito non si «restituisce» tutto in una volta, come vedremo, e in buona parte i creditori sono italiani (banche, assicurazioni, fondi pensione, famiglie, la stessa Banca d'Italia).

5. Dove siamo oggi (ottobre 2026)

Indicatore202420252026 (previsione)
Deficit / PIL3,4%3,1%2,9%
Saldo primario / PIL+0,5%+0,8%—
Debito / PIL134,2%136,7%138,6%
Pressione fiscale42,2%42,9%—
Crescita reale del PIL1,1%0,6%0,6%

Dati aggiornati al 2 ottobre 2026. 2024-2025: consuntivi ISTAT, Conti economici nazionali, 22/09/2026 (che hanno rivisto il debito 2024 dal 134,7% al 134,2% e la crescita 2024 dallo 0,8% all'1,1%). 2026: MEF, Documento di finanza pubblica (DFP) 2026, aprile 2026 (che partiva da un debito 2025 al 137,1%, poi rivisto da ISTAT al 136,7%).

Due cose da notare. Primo: nonostante l'avanzo primario, nel 2025 il debito è salito. Il motivo principale sono i crediti d'imposta dei bonus edilizi (Superbonus e simili): sono stati registrati come spesa negli anni passati, ma continuano a pesare sul fabbisogno e sul debito quando i contribuenti li usano per pagare meno tasse. Secondo: con il deficit 2025 al 3,1%, sopra la soglia europea del 3%, l'Italia resta nella procedura per disavanzo eccessivo aperta dall'UE nel luglio 2024; secondo il DFP 2026, il rientro sotto il 3% nel 2026 dovrebbe consentire di uscirne nel 2027, se i dati lo confermeranno (lezioni 9 e 11).

6. La mappa del corso

LezioniDomanda
2Come si legge un bilancio pubblico, chi lo decide e con quali regole?
3-4Da dove arrivano i soldi: diritto tributario, imposte vere, chi paga davvero, chi evade
5Dove vanno i soldi: la spesa per funzioni e il confronto con l'Europa
6Ripasso ed esercizio sul conto pubblico
7La meccanica: deficit, debito, interessi, crescita; numeratore e denominatore
8-9La storia italiana dal dopoguerra a oggi
10Le idee: Keynes contro Hayek, due visioni di Stato e società
11L'Europa, senza tifo
12Ripasso finale e caso pratico: fai tu la manovra

7. Cosa NON dire (per non perdere credibilità)

Tre concetti da portare via.
1. Deficit = interessi − saldo primario. Nel 2025: avanzo primario +0,8% del PIL, interessi 3,8-3,9%, deficit 3,1%.
2. Dal 1992 al 2019 le entrate pubbliche hanno superato la spesa al netto degli interessi in 27 anni su 28: come Paese viviamo sotto le nostre possibilità per pagare interessi su un debito ereditato.
3. Il debito nasce dai disavanzi degli anni Settanta-Ottanta e si è moltiplicato con gli interessi: capire questa catena è la base per discutere di tasse, spesa ed Europa senza slogan.

Fonti verificate il 02/10/2026: ISTAT, Conti economici nazionali anni 2010-2025 (22/09/2026), prospetto 4 (indebitamento −69.736 milioni, saldo primario +17.422 milioni, debito 3.095.888 milioni, pressione fiscale 42,9%; interessi ricavati come differenza); ISTAT, Notifica dell'indebitamento netto 21/04/2026; Eurostat gov_10dd_edpt1 e gov_10a_exp (COFOG 2024); Osservatorio Conti Pubblici Italiani (Università Cattolica), Serie storiche di finanza pubblica dal 1861 (marzo 2026), con nostre somme a prezzi 2024 tramite deflatore del PIL; MEF, DFP 2026 (22/04/2026); ISTAT, popolazione al 1° gennaio 2025.

Domande guida per approfondire

Prova a rispondere a voce in 60-90 secondi, poi controlla i punti chiave. Sono le domande su cui misuri se hai capito davvero.

D1. Che differenza c'è tra deficit e saldo primario?
  • Il deficit comprende gli interessi, il saldo primario no
  • Deficit = interessi − saldo primario
  • 2025: avanzo primario +0,8%, deficit 3,1%
D2. Perché si dice che viviamo «sotto» le nostre possibilità?
  • Avanzo primario in 27 anni su 28 tra 1992 e 2019
  • Paghiamo in tasse più di quanto riceviamo in spesa
  • La differenza va in interessi sul debito accumulato
D3. Perché nel 2025 il debito è salito nonostante l'avanzo primario?
  • Interessi superiori all'avanzo: c'è comunque deficit
  • Crediti d'imposta dei bonus edilizi che pesano oggi sulla cassa
  • Crescita del PIL bassa
D4. Come si colloca l'Italia in Europa?
  • Avanzo primario migliore della media UE
  • Interessi al 3,9% del PIL contro l'1,9% UE
  • Deficit complessivo uguale alla media UE

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