«Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità.» È la frase che accompagna ogni manovra, ogni taglio, ogni «non ci sono soldi». In parte è vera: c'è stato un periodo, che vedremo bene, in cui lo Stato italiano ha speso stabilmente più di quanto incassava. Ma se la guardate con i numeri di oggi, la frase si rovescia. Da più di trent'anni, quasi ogni anno, le amministrazioni pubbliche nel loro insieme incassano più di quanto spendono in servizi, pensioni e trasferimenti. Il problema è che quella differenza non torna a noi: se ne va in interessi sul debito accumulato prima.
Questo corso parte da qui. Non per cercare colpevoli tra le persone, ma per capire come funziona il conto pubblico, chi lo ha costruito, chi lo paga e quali scelte sono possibili. Servono poche parole tecniche, e le impariamo subito.
Come leggere i riquadri del corso. Dato un fatto o un numero da fonte ufficiale; Interpretazione una lettura economica dei dati, la nostra; Dibattito un tema su cui economisti e politica sono divisi: presentiamo le posizioni.
| Parola | Che cosa vuol dire | 2025 (ISTAT) |
|---|---|---|
| Deficit (o indebitamento netto) | Quanto lo Stato ha speso in più di quanto ha incassato in un anno, interessi compresi. È un flusso: riguarda un anno. | 69,7 miliardi, 3,1% del PIL |
| Saldo primario | Entrate meno spese senza contare gli interessi. Dice se lo Stato, per le cose che fa oggi (scuole, ospedali, pensioni, strade, stipendi), incassa più o meno di quanto spende. | +17,4 miliardi, +0,8% del PIL |
| Debito pubblico | Lo stock delle passività delle amministrazioni pubbliche: nasce dai deficit accumulati nel tempo, ma cambia anche per operazioni che non passano dal deficit dell'anno (l'«aggiustamento stock-flussi», lezione 6). È la «montagna» accumulata. | 3.095,9 miliardi, 136,7% del PIL |
| Interessi | Quello che lo Stato paga ogni anno a chi gli ha prestato i soldi comprando titoli di Stato. | circa 87,2 miliardi, 3,8% del PIL |
Il collegamento è semplice: deficit = interessi − saldo primario. Nel 2025: 87,2 miliardi di interessi meno 17,4 di avanzo primario fa circa 69,7 miliardi di deficit. Tradotto: senza gli interessi sul debito del passato, il bilancio pubblico del 2025 sarebbe stato in attivo.

Guardate il grafico. Si vedono tre epoche.

Messi in fila, i numeri fanno impressione. Tra il 1992 e il 2019, a prezzi di oggi, lo Stato ha registrato circa 1.230 miliardi di avanzi primari: entrate che non sono tornate in spesa per servizi, pensioni e trasferimenti. Nello stesso periodo ha pagato circa 3.350 miliardi di interessi. Eppure il debito, in rapporto al PIL, è salito dal 97,6% del 1991 al 133,8% del 2019.
Mettiamo in fila la catena, che nel corso smonteremo pezzo per pezzo.

Il confronto europeo chiarisce il punto. Nel 2025 l'Italia ha avuto un avanzo primario dello 0,8%, mentre la media UE era in disavanzo primario (deficit 3,1% con interessi all'1,9%) e la Francia ancora di più. Eppure il nostro deficit complessivo è uguale alla media europea: tutta la differenza la fanno gli interessi, il 3,9% del PIL contro l'1,9% della media UE e l'1,1% della Germania.
Se diviso per i residenti, il debito vale circa 52.500 euro a testa (popolazione ISTAT al 1° gennaio 2025, circa 58,9 milioni). È un numero che fa paura ma va maneggiato con cura: il debito non si «restituisce» tutto in una volta, come vedremo, e in buona parte i creditori sono italiani (banche, assicurazioni, fondi pensione, famiglie, la stessa Banca d'Italia).
| Indicatore | 2024 | 2025 | 2026 (previsione) |
|---|---|---|---|
| Deficit / PIL | 3,4% | 3,1% | 2,9% |
| Saldo primario / PIL | +0,5% | +0,8% | — |
| Debito / PIL | 134,2% | 136,7% | 138,6% |
| Pressione fiscale | 42,2% | 42,9% | — |
| Crescita reale del PIL | 1,1% | 0,6% | 0,6% |
Due cose da notare. Primo: nonostante l'avanzo primario, nel 2025 il debito è salito. Il motivo principale sono i crediti d'imposta dei bonus edilizi (Superbonus e simili): sono stati registrati come spesa negli anni passati, ma continuano a pesare sul fabbisogno e sul debito quando i contribuenti li usano per pagare meno tasse. Secondo: con il deficit 2025 al 3,1%, sopra la soglia europea del 3%, l'Italia resta nella procedura per disavanzo eccessivo aperta dall'UE nel luglio 2024; secondo il DFP 2026, il rientro sotto il 3% nel 2026 dovrebbe consentire di uscirne nel 2027, se i dati lo confermeranno (lezioni 9 e 11).
| Lezioni | Domanda |
|---|---|
| 2 | Come si legge un bilancio pubblico, chi lo decide e con quali regole? |
| 3-4 | Da dove arrivano i soldi: diritto tributario, imposte vere, chi paga davvero, chi evade |
| 5 | Dove vanno i soldi: la spesa per funzioni e il confronto con l'Europa |
| 6 | Ripasso ed esercizio sul conto pubblico |
| 7 | La meccanica: deficit, debito, interessi, crescita; numeratore e denominatore |
| 8-9 | La storia italiana dal dopoguerra a oggi |
| 10 | Le idee: Keynes contro Hayek, due visioni di Stato e società |
| 11 | L'Europa, senza tifo |
| 12 | Ripasso finale e caso pratico: fai tu la manovra |
Fonti verificate il 02/10/2026: ISTAT, Conti economici nazionali anni 2010-2025 (22/09/2026), prospetto 4 (indebitamento −69.736 milioni, saldo primario +17.422 milioni, debito 3.095.888 milioni, pressione fiscale 42,9%; interessi ricavati come differenza); ISTAT, Notifica dell'indebitamento netto 21/04/2026; Eurostat gov_10dd_edpt1 e gov_10a_exp (COFOG 2024); Osservatorio Conti Pubblici Italiani (Università Cattolica), Serie storiche di finanza pubblica dal 1861 (marzo 2026), con nostre somme a prezzi 2024 tramite deflatore del PIL; MEF, DFP 2026 (22/04/2026); ISTAT, popolazione al 1° gennaio 2025.
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