Le ultime due leggi elettorali con un premio di maggioranza sono finite davanti alla Corte costituzionale: il Porcellum (sentenza n. 1 del 2014) e l'Italicum (sentenza n. 35 del 2017). Quelle sentenze fissano i paletti con cui ogni nuova legge viene misurata. Questa lezione non dà un giudizio: mette in fila i punti che il dossier dei Servizi Studi di Camera e Senato confronta con la giurisprudenza, cioè le domande che faranno giuristi e giudici.
Nel 2014 la Corte ha giudicato illegittimo il premio del Porcellum perché non c'era una soglia minima di voti: si poteva prendere la maggioranza dei seggi con qualsiasi percentuale, con una distorsione eccessiva della rappresentanza. Nel 2017 ha accettato il premio dell'Italicum, che al primo turno scattava con il 40%.
La nuova legge fissa la soglia al 42%. Il dossier calcola che al 42% il vincitore arriva a circa 202 seggi su 400, e ricorda che nel 2017 la Corte ha considerato ammissibile un effetto distorsivo di 15 punti (dal 40% dei voti al 55% dei seggi).
La Corte non ha mai fissato un tetto ai seggi del vincitore: il criterio è evitare una «eccessiva divaricazione» tra voti e seggi, e lo strumento indicato è la soglia minima. Il tetto di 220 deputati (55%) e 113 senatori è quindi una scelta del legislatore, non un obbligo che deriva dalle sentenze.
Nel 2014 la Corte ha criticato il premio regionale del Senato, che poteva produrre maggioranze diverse tra le Camere; nel 2017 ha chiesto che i due sistemi, pur diversi, non ostacolino maggioranze omogenee. Il collegamento tra Camera e Senato va in questa direzione. Il dossier segnala però che, con un premio che scatta per pochi voti di differenza, risultati appena diversi tra le Camere possono cancellare il premio in entrambe.
Nel 2014 la Corte ha censurato le liste lunghe e interamente bloccate del Porcellum: candidati difficili da conoscere, scelti di fatto dai partiti, un voto «sostanzialmente indiretto». Nel 2017 ha ammesso le liste corte, con pochi candidati conoscibili. La nuova legge prevede liste di 7 nomi: più lunghe di quelle del Rosatellum (al massimo 4), ma con il solo capolista bloccato e fino a tre preferenze sugli altri.
Nel 2017 la Corte ha bocciato la regola dell'Italicum che lasciava al capolista eletto in più collegi la libertà di scegliere dove essere proclamato, perché in questo modo decideva lui chi subentrava negli altri collegi. La nuova legge fissa criteri automatici: da capolista si è proclamati dove la lista ha la percentuale più bassa, a preferenza dove si ha la percentuale personale più alta.
Fonti verificate il 09/10/2026: dossier Servizi Studi 16/09/2026, pp. 21-26 e 52; Corte costituzionale, sentenze n. 1/2014 e n. 35/2017; Costituzione artt. 74 e 92; DPR 361/1957 artt. 14-bis, 18-bis, 19, 85 come modificati.
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