L'indennità di accompagnamento (L. 18/1980) è la prestazione economica per la non autosufficienza più capillare in Italia. Ha tre caratteristiche che la rendono unica:
Nel 2025 vale 542,02 euro al mese, per 12 mensilità (niente tredicesima), circa 6.500 euro l'anno. Requisito: riconoscimento di invalidità civile totale (100%) con impossibilità di deambulare senza aiuto o incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. La domanda passa dall'INPS con accertamento sanitario delle commissioni. È il pilastro su cui, per gli over-80 gravissimi, si innesta la Prestazione Universale di ieri.
L'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) porta a casa dell'anziano prestazioni sanitarie e sociali insieme: infermiere, fisioterapista, medico, e sostegno socio-assistenziale, coordinati in un unico piano. L'obiettivo è la domiciliarità: curare la persona nel suo ambiente il più a lungo possibile, ritardando o evitando il ricovero in struttura. È il braccio operativo del principio "la casa come prima opzione" che abbiamo visto nel PAI (giorno 6).
L'ADI non vive nel vuoto: si appoggia all'infrastruttura ridisegnata dal DM 77/2022 (standard dell'assistenza territoriale, finanziata dal PNRR). I mattoni principali:
Il DM 77 fissa anche un obiettivo quantitativo: prendere in carico in ADI una quota crescente della popolazione anziana, con il traguardo PNRR del 10% degli over-65. È il numero che rende l'impegno misurabile — e quindi contestabile se disatteso.
Dentro la sanità territoriale entra la telemedicina: televisita, telemonitoraggio dei parametri, teleassistenza. Per un anziano fragile in un territorio disperso — pensa alle valli del VCO — può significare evitare viaggi faticosi e tenere sotto controllo le patologie croniche da casa. È una promessa concreta, ma dipende da connettività e organizzazione: dove la rete manca, la telemedicina resta sulla carta.
Verifica critica. Due scarti tra norma e realtà. (1) L'accompagnamento è universale ma statico: 542 euro non bastano a pagare un'assistenza continuativa (una badante convivente costa molto di più), e la sua rivalutazione segue l'inflazione con ritardo. È un sostegno, non una copertura del bisogno. (2) L'ADI ha un obiettivo (10% over-65) più avanti della realtà: la presa in carico effettiva e la sua intensità (ore reali di assistenza) variano moltissimo tra Regioni e spesso l'ADI erogata è di poche ore, prevalentemente sanitarie. Distinguere sempre copertura (quante persone) da intensità (quanto per ciascuna): un dato alto sulla prima può nascondere un servizio leggero sulla seconda.
In sintesi. Tre strumenti che già operano: l'indennità di accompagnamento (542 euro/mese 2025, senza ISEE né limiti d'età, uso libero), l'ADI (cura sanitaria+sociale a domicilio) e l'infrastruttura del DM 77/2022 (Case della Comunità, COT, Ospedali di Comunità, telemedicina), con il target del 10% di over-65 in ADI. Sono la base reale su cui poggia tutto il resto. Domani: chi assiste materialmente l'anziano ogni giorno — il caregiver familiare — e le sue (poche) tutele.
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