Quando un anziano perde autonomia, il sistema dovrebbe rispondere con una sequenza ordinata, non con un labirinto. La riforma disegna tre anelli di una stessa catena: accesso → valutazione → progetto. Tre passaggi, tre sigle da fissare: PUA, valutazione multidimensionale unificata, PAI. Sono tutti e tre LEPS — livelli essenziali che le Regioni devono garantire (li abbiamo incontrati nel giorno 2).
Il PUA — Punto Unico di Accesso è la porta d'ingresso unica al sistema dei servizi socio-sanitari. Ha una funzione precisa: evitare che la persona (o la famiglia) debba scoprire da sola a chi rivolgersi, rimbalzando tra Comune e ASL. Al PUA si presenta il bisogno, si riceve orientamento e si attiva la valutazione. È collocato di norma nei presìdi di prossimità — in particolare le Case della Comunità previste dalla riforma della sanità territoriale (DM 77/2022, giorno 9). Il PUA è un LEPS: deve esistere ovunque.
Individuato il bisogno, si passa alla valutazione multidimensionale: non un singolo test clinico, ma una lettura a 360° della condizione della persona, condotta da un'équipe integrata (Unità di Valutazione Multidimensionale) che mette insieme competenze sociali e sanitarie. Si valutano:
La grande novità della riforma è la parola unificata: una sola valutazione, valida sia per il versante sociale sia per quello sanitario, per superare la prassi delle valutazioni doppie e non comunicanti. È il presupposto tecnico dell'integrazione.
Verifica critica. "Unificata" è l'obiettivo, ma l'attuazione richiede strumenti valutativi comuni e sistemi informativi che dialoghino: la loro adozione è in corso e disomogenea tra Regioni. Inoltre la valutazione unificata ai fini dell'accesso ai servizi va tenuta distinta dall'accertamento dell'invalidità civile/indennità di accompagnamento (INPS-commissioni), che segue un binario proprio. Non confondere i due percorsi: uno apre i servizi territoriali, l'altro le prestazioni economiche nazionali.
Dall'esito della valutazione nasce il PAI — Progetto di Assistenza Individuale (talvolta indicato come progetto individualizzato integrato). È il documento che traduce il bisogno in una risposta personalizzata: quali prestazioni, con quale intensità, a carico di chi, con quali obiettivi e verifiche nel tempo. Caratteristiche essenziali:
In prospettiva, al PAI si collega l'idea di budget di progetto/di cura: mettere insieme in modo coordinato le diverse risorse (sociali, sanitarie, economiche) attorno al singolo progetto, invece di erogarle a compartimenti stagni.
PUA, valutazione e PAI non sono burocrazia: sono il meccanismo che trasforma un diritto astratto ("l'anziano ha diritto all'assistenza") in una risposta concreta e verificabile. Essendo LEPS, la loro assenza o cattivo funzionamento è un inadempimento contestabile, non una fatalità. Per un consulente è il punto in cui la teoria dei diritti diventa pratica quotidiana — e dove si misura davvero la qualità di un sistema territoriale.
In sintesi. La presa in carico è una catena in tre anelli, tutti LEPS: il PUA (accesso unico, spesso nelle Case della Comunità), la valutazione multidimensionale unificata (lettura integrata sociale+sanitaria da parte di un'équipe), il PAI (progetto personalizzato, integrato, partecipato, orientato alla domiciliarità). È qui che il diritto diventa esigibile. Attenzione a non confondere questo percorso con l'accertamento INPS dell'invalidità/accompagnamento. Domani chiudiamo la settimana con un ripasso e un quiz cumulativo.
Prova a rispondere a voce in 60-90 secondi, poi controlla i punti chiave. Sono le domande su cui misuri se hai capito davvero.