Fucking Fabulous 2: Creating New Maps — Mona Eltahawy
Eltahawy racconta gli anni cinquanta come l'età in cui ha perso la capacità di mentire a se stessa. Riprende la metafora di Ursula Le Guin — vulcani che spingono in alto montagne nuove, mappe da ridisegnare — per descriversi come cartografa del proprio essere.
- Negli anni cinquanta non riesce più a ingannarsi: i rituali mattutini di autocura diventano un confronto quotidiano con il proprio dialogo interno.
- Riscopre la tristezza come forza, dopo averla bandita in gioventù in favore della rabbia; la menopausa le permette di «accedere alla tristezza come a una forza».
- Dalla rabbia alla pazienza: «L'ira era sempre più facile da affrontare della tristezza. L'ira è frenetica e riguarda l'adesso-adesso-adesso. Chi aveva la pazienza di stare fermo?»
- L'introspezione come cartografia: nuove montagne interiori da mappare invece di territori dati per definiti.
La ghinea di febbraio — Irene Russo, collettivo Tikkun, Liad
Intervista al collettivo Tikkun e all'artista Liad sulla costruzione di un'ebraicità diasporica e decoloniale. Il numero indaga cosa significhi rivendicare un'identità ebraica antisionista in Italia e in Europa.
- Tikkun, nato un anno prima, riunisce persone che rivendicano «un'ebraicità diasporica» e lavorano per la liberazione palestinese con prospettiva «decoloniale, antirazzista, transfemminista e anti-sionista».
- Doppia sfida politica: l'antisionismo ebraico contesta sia le comunità ebraiche istituzionali — per cui il sionismo è elemento identitario fondante — sia la sinistra italiana, chiamata a riconfigurare il movimento per la Palestina entro cornici antirazziste consapevoli.
- Rotture familiari e affettive: abbandonare il sionismo costa relazioni; il collettivo punta a costruire solidarietà comunitaria per compensare la perdita affettiva.
- Liad usa la produzione musicale come testimonianza incarnata: la crescita in Israele, la ricerca diasporica, l'intreccio con l'attivismo queer e la memoria culturale.
Daphne Caruana Galizia — Sara Marsico
Ritratto della giornalista investigativa maltese (1964-2017), prima a Malta a firmare gli articoli col proprio nome, uccisa da un'autobomba per le sue inchieste sulla corruzione.
- Dal 2008 il suo blog arriva a 400 mila visualizzazioni al giorno: un caso unico per un'isola piccola come Malta.
- Le inchieste — fino ai Panama Papers — accusano ministri maltesi di riciclaggio e società offshore e contribuiscono alle dimissioni di alti funzionari di governo.
- Denuncia anche la misoginia del mestiere: le giornaliste vengono attaccate sull'aspetto fisico mentre gli uomini sono ignorati.
- Uccisa da un'autobomba il 16 ottobre 2017. «Ci sono criminali dovunque io guardi», scrive 47 minuti prima di morire. La memoria è custodita da un memoriale permanente e dal Daphne Project.
Donne e uomini. Pace e guerra — Sara Marsico
Recensione del saggio di Fiorenza Taricone, che smonta il binomio donna-pace / uomo-guerra e restituisce complessità alla storia delle donne nei conflitti.
- Non tutte le donne sono pacifiste: il binomio donna-pace / uomo-guerra è una semplificazione, storicamente molto più articolata.
- Le donne «hanno subito le guerre» e non le hanno «mai decise politicamente in gran parte della storia»: operatrici di pace, raramente decisori.
- Il libro recupera figure dimenticate del pacifismo — Rosa Genoni, Maria Goegg, Bertha von Suttner — assenti dai manuali scolastici.
- Il pacifismo internazionale femminile è una corrente importante e del tutto trascurata nell'insegnamento scolastico contemporaneo.